Amrabat e la disavventura in Guinea: “Tanti spari, salvi grazie al nostro Re”

In trasferta con la nazionale del Marocco, Amrabat e i suoi compagni si sono trovati in mezzo al colpo di Stato in Guinea.

09/09/2021

08:30

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Credits: Jonathan Moscrop/Sportimage

Intervistato dai microfoni del De Telegraaf, Sofyan Amrabat ha parlato della disavventura avuta in Guinea, durante il colpo di Stato che ha visto protagonista il paese dell’Africa occidentale. La nazionale del Marocco, infatti, avrebbe dovuto affrontare la Guinea, ma tutto è stato rimandato proprio per quanto accaduto nello Stato: “Se scegli di giocare per un Paese africano, metti in conto di trovarti di fronte a certe situazioni, ma non ti aspetti certo di finire in mezzo ad un colpo di stato militare. Domenica mattina, Adel Taarabt del Benfica  mi ha chiesto se avevo sentito degli spari. All’inizio ho riso e ho detto che dovevano essere fuochi d’artificio perché spesso accade che vengano esplosi negli hotel dei giocatori la sera prima delle partite. Ma poi su internet abbiamo visto che era una cosa seria”, riporta firenzeviola.it

Il giocatore della Fiorentina, infatti, ha raccontato di essersi molto preoccupato per la vicenda, così come la sua famiglia: “Tutti ci scrivevano e ci chiedevano se stessimo bene. Noi avevamo fissato la riunione per la partita anche se sapevamo che non si poteva giocare, ma finché non ci fossero state dichiarazioni ufficiali dovevamo rimanere professionali. È molto spaventoso quando si sentono spari, poi silenzio e altri spari”.

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Alla fine tutta la squadra è stata fatta evacuare, soprattutto grazie all’intervento del Re del Marocco, Mohammed VI: “Il rientro in aeroporto? C’erano 45 minuti di macchina e lì c’era il nostro aereo ancora fermo. Ma i militari che avevano preso il potere avevano chiuso l’aeroporto e la strada invitando tutti a restare a casa. Solo con l’intervento del nostro Re che ha contattato i nuovi leader, ci hanno fatto salire sull’aereo sotto supervisione militare. E’ abbastanza strano vedere veicoli militari che ti circondano l’autobus. Solo ora che siamo tornati in Marocco mi rendo conto che era una situazione molto strana e capisco la preoccupazione della famiglia”.

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