Brasile, per il dopo Tite il sogno è Pep Guardiola

Brasile Guardiola

(Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Dopo l’amara eliminazione da Qatar 2022, il Brasile si sta preparando ad organizzare l’era post Tite nel migliore dei modi, e in tal senso la Federazione non ha mai smesso di sognare l’arrivo di Pep Guardiola. Secondo quanto riportato dai colleghi di CM.com i piani alti della nazionale sudamericana pensano che questo sia il momento giusto per compiere questo passo, data l’uscita dai Mondiali e il conseguente addio di Tite. L’operazione tuttavia resta abbastanza complessa, specialmente perché il manager catalano ha recentemente rinnovato il suo contratto con il Manchester City fino al 2025, un fatto che rende questo sogno, ad oggi, una vera utopia.

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Brasile, il sogno per la panchina resta Pep Guardiola

Per potersi addentrare in un simile discorso è necessario porre sul tavolo due certezze fondamentali: la prima riguarda ovviamente la situazione contrattuale di Guardiola, che, come riportato nel paragrafo precedente, ha da poco prolungato il contratto che lo lega ai citizens. Tale scenario suggerisce che il tecnico catalano non abbia ancora intenzione di lasciare il colosso inglese, e che al momento non ci sono i presupposti per pensare ad una simile operazione, a meno che egli stesso non decida in qualche modo di risolvere il contratto. In secundis è importante aggiungere che l’erede di Cruijff non ha mai negato di voler allenare, un giorno, una nazionale sudamericana, ed è quindi lecito immaginarlo sulla panchina verdeoro fra qualche anno. Al momento tuttavia l’operazione non è fattibile, e quello della Federazione è destinato a rimanere, per ora, un sogno.

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Che Brasile sarebbe con Guardiola?

Il calcio brasiliano si è storicamente basato sull’immensa qualità tecnica dei singoli, che, messa al servizio del gruppo, ha generato vittorie del massimo spessore e creato le più grandi meraviglie di questo sport. Guardiola renderebbe la squadra verdeoro una vera e propria orchestra priva di individualismi e totalmente focalizzata su un calcio corale e totalmente offensivo, incentrato sul dominio del possesso palla. Con talenti del calibro di Vinicius, Raphinha, Antony e Rodrygo, il manager spagnolo costruirebbe non solo un futuro vincente, ma anche una meravigliosa macchina di bellezza.