Decreto Crescita, Marotta sul possibile stop: “Controproducente”

L'ad dell'Inter Beppe Marotta ha aspramente criticato l'emendamento presentato per abolire le agevolazioni fiscali del Decreto Crescita.

02/12/2021

20:00

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(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Dura reazione dell’amministratore delegato dell’Inter Giuseppe Marotta, in merito all’emendamento presentato dal senatore Tommaso Nannicini per lo stop alle agevolazioni fiscali previste dal Decreto Crescita. Di seguito le sue dichiarazioni rilasciate all’agenzia Ansa.

Un emendamento specifico che penalizza solamente l’industria dello sport professionistico, oltre che miope e controproducente, è fortemente discriminatorio e conferma quanto il nostro settore sia considerato in modo residuale nel Paese. Il decreto crescita è una norma fondamentale a sostegno dello sviluppo economico del Paese che riguarda tutti i professionisti provenienti dall’estero. Soltanto l’industria calcio, rappresenta il tredicesimo comparto nazionale. Negli ultimi 13 anni ha versato nelle casse dello Stato oltre 14 miliardi di euro di tasse e impiega circa 7700 dipendenti.

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Il regime impatriati applicabile ai calciatori professionisti si inserisce in un contesto di agevolazioni ben più ampio e non si può parlare di un regime specifico. Per di più il regime degli impatriati di cui fruiscono i calciatori trova applicazione anche ad altri sportivi professionisti, come ad esempio allenatori e giocatori di basket, e pertanto non sarebbe neppure corretto parlare di un’agevolazione fiscale specifica del settore calcio. Per i calciatori professionisti la detassazione è pari al 50 per cento e ha dunque una portata addirittura ridotta rispetto alle altre categorie di lavoratori.

Ogni giorno, nelle sedi più rilevanti, lavoriamo per far sì che il campionato italiano torni quanto meno ad essere competitivo con le più importanti leghe europee che da tempo ci hanno surclassato in termini di attrattività e di ricavi. L’eliminazione del regime previsto per i calciatori professionisti presenterebbe profili di incostituzionalità in quanto i professionisti dello sport sarebbero l’unica categoria di lavoratori dipendenti esclusi dal regime fiscale che agevola i rientri dall’estero e come tali subirebbe una discriminazione. Siamo perfettamente allineati sulla priorità di sviluppare il movimento giovanile e coltivare i talenti italiani che garantiranno il futuro del nostro sport.

Si potrebbero quindi mettere a punto alcune misure per rivedere il regime fiscale e renderlo applicabile solo alla serie A e alla serie B ad un numero massimo di tesserati per club, ponendo ad esempio quale condizione di ingresso, una soglia salariale minima al di sopra della quale il regime trovi applicazione”.

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