Empoli, Andreazzoli: “Finalmente un campionato molto equilibrato”

Sullo scudetto il tecnico non ha dubbi: "Lo vincerà Spalletti, glielo auguro di cuore, faccio il tifo per lui".

12/11/2021

11:00

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(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Aurelio Andreazzoli, fresco del compimento dei suoi 68 anni, ne ha percorsi di chilometri sulle panchine italiane. In questo momento si sta godendo il suo Empoli, ben saldo a metà classifica in Serie A, non nasconde l’emozione di chi sa di esprimere un bel gioco, divertente e dinamico. Pronto per il rientro dopo la sosta ad affrontare il Verona, scontro che potrebbe far balzare ulteriormente in avanti i sui ragazzi, ha parlato al Corriere dello Sport.

Il suo Empoli, la salvezza ed i giovani

Sono me stesso, profilo basso, più di 15 anni di panchine in serie A e non li sento. Ci siamo tolti qualche bella soddisfazione, siamo contenti, abbiamo la consapevolezza di giocare un campionato estremamente difficile, tutto quello che ti sembra positivo può cambiare in un attimo. C’è da stare molto in guardia. Dice il mio presidente: nel calcio tutto quello che è oro diventa cartone subito dopo“. – continua sui giovani – “Ricci, Asllani, un 2002 che ha già 4 presenze in serie A, Viti, che sta giocando titolare, poi abbiamo Balsanti, un ragazzo di interesse. Bajrami è un altro giovane di valore. Ce ne sono di ragazzi bravi, è la cantera dell’Empoli che si mette in mostra, a noi il compito di farli maturare e scegliere i tempi giusti e le opportunità per dargli spazio. L’Empoli si basa su questo e sul riciclare e rivitalizzare qualche giocatore che ultimamente non ha avuto molto spazio”. –  l’Empoli si salva? – “Ci proviamo, con un calcio efficace, che poi se è bello è un valore aggiunto perché fa divertire i calciatori e il pubblico. Ma deve essere anche un calcio redditizio, cattivo, ignorante. Con queste componenti è più facile arrivare all’obiettivo. Per l’Empoli senza queste qualità è difficile”.

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Sul Derby con la Fiorentina

Bella squadra la Fiorentina, molto merito ce l’ha Italiano, ha cambiato parecchio nel modo di essere, nell’interpretazione della gara. Fa un calcio che mi piace, che risponde ai canoni ai quali ci rivolgiamo anche noi, cercando nel nostro piccolo di avere una mentalità che ci permetta di ridurre quelle differenze tecniche che sono impareggiabili con le squadre di vertice. Come noi Spezia, Verona, Torino, Venezia, parlo delle formazioni che hanno dimostrato di avere qualche qualità. Non è questione di target ma di mentalità, con la voglia di trasmettere ai giocatori la possibilità di giocarsela alla pari. La mentalità, il modo di stare in campo non deve essere quello di una squadra che pensa solo a salvarsi, ma che vuole imporsi, che cerca di tirar fuori tutto quello che ha. Poi se uno è più attrezzato come Torino e Fiorentina è più facile esprimersi”.

Gli anni a Roma

Sono stati tanti anni indimenticabili, in quel periodo ho fatto conoscenze importanti, tanti allenatori, non li cito perché se dimentico qualcuno si offende. Ho vissuto in un ambiente in cui ho lasciato tanti amici, alcuni fraterni. Dal 2005 al 2017, una parte importante della mia vita. Ho quasi sempre abitato a Trigoria in rare occasioni ho avuto casa all’Eur. Ho partecipato alla ristrutturazione, ai disastri lasciati dal fiume quando tracimò”. – continua –  “Quell’anno avremmo potuto vincerlo. L’Inter la spuntò al fotofinish, facendo entrare a Parma a 20 minuti dalla fine Ibrahimovic che fece i due gol decisivi, mentre noi pareggiammo a Catania. Mi ricordo il disastro, quel giorno.

Di sicuro avremmo meritato di vincere lo scudetto quell’anno. Qualche danno arbitrale che risultò decisivo c’è stato, è agli atti. Ma vado controcorrente, non è il trofeo che lascia il segno. In quegli anni vincemmo due Coppe Italia, una Supercoppa. Ma ciò che resterà nella storia del club è quello che la squadra ha fatto, il calcio che ha espresso, quella era una delle squadre più belle in Europa”.

Sull’amico Spalletti, il Napoli ed il campionato

Lo scudetto lo vincerà Spalleti. Glielo auguro di cuore, faccio il tifo per lui. Ci siamo visti di recente in un ristorante a Empoli. Lui lavora a Napoli, io a casa sua, il rapporto è di massima stima, di conoscenza profonda, è stato un lungo periodo di collaborazione, nata da un suo desiderio. I risultati sono stupefacenti. Le vince tutte, forse nemmeno lui poteva immaginarlo. Che potesse far bene non avevo dubbi. Ero sicuro che potesse essere l’ambiente giusto per lui, ma ovunque ha lavorato ha sempre fatto bene, ma fare così bene e giocando a questi livelli non potevo immaginarlo”. – continua – “Finalmente un campionato molto equilibrato, gli ultimi anni ci avevano abituato male. Parlo per la vetta della classifica. Poi c’è la parte bassa che è una serie B élite, nella quale ognuno di noi cerca di ritagliarsi un posto. E’ un campionato diviso in due

La dedica di Taddei

Questo è l’esempio di come nel mondo del calcio con poco si possa passare alle cronache e con anni di lavoro nessuno se ne accorge. Taddei in allenamento quando ti passava vicino con il pallone tra i piedi faceva sempre questa finta e nel momento di disattenzione ti prendeva in giro. Lo vedevo e un giorno gli dissi: “Ma perché non la metti a posto questa finta, così la puoi usare in partita?”. Ci ha lavorato e fu efficacissima. Fece quella bellissima giocata il 18 ottobre 2006, durante Olympiakos-Roma, partita di Champions League. In conferenza stampa disse che l’aveva chiamata Aurelio per dedicarla a me“.

Su Mourinho e la Roma attuale

Non lo avevo mai incrociato, mi disse che gli faceva piacere conoscermi, lo stesso era per me. Fa effetto vedere la Roma in difficoltà. Ma la squadra è forte, ha calciatori importantissimi, uscirà sicuramente da questa situazione grazie all’esperienza di un allenatore indiscutibile e l’entusiasmo di un pubblico che non ha nessuno”.

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