Il caos tamponi della Lazio, tra parametri differenti e nuove positività

06/11/2020

18:00

• Tempo di lettura: 4 minuti

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(Photo by Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)

C’è una vicenda che sta facendo molto discutere nell’ambiente calcistico: il caos tamponi della Lazio. L’accusa mossa alla società biancoceleste è di aver mandato in campo contro il Torino giocatori ancora positivi al Covid, dopo che gli stessi avevano saltato una partita di Champions League solo quattro giorni prima e prima di saltarne un’altra tre giorni dopo. La notizia di oggi di tre nuove positività a Formello poi non fa altro che aumentare i sospetti. C’è un’indagine in corso della Procura federale e vedremo cosa deciderà a riguardo. Ma cos’è successo realmente in casa Lazio? Proviamo a spiegarlo brevemente.

Ciro Immobile, Lucas Leiva e Thomas Strakosha hanno saltato la  partita di Champions League contro il Club Brugge, dopo essere risultati debolmente positivi ai tamponi commissionati dalla UEFA. La domenica successiva tutti e tre sono stati convocati da Inzaghi per la partita di Serie A contro il Torino, e Leiva e Immobile sono anche scesi in campo. I tamponi effettuati prima della sfida contro i granata hanno dato esito negativo. Così i tre hanno continuato ad allenarsi con la squadra in vista della partita di Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo, ma non sono mai partiti per la trasferta in terra russa. Per la UEFA sono ancora positivi al Covid.

Cosa prevede il protocollo UEFA?
I giocatori sarebbero risultati nuovamente “debolmente positivi” ai tamponi effettuati dalla UEFA e analizzati dal laboratorio SynLab, nominato “UEFA Laboratory Diagnostics Provider” per la stagione 2020-2021.  Il protocollo Uefa prevede che siano effettuati solo test molecolari, che garantiscono un’affidabilità del 98%, rintracciando la presenza del coronavirus SARS-CoV-2 mediante una tecnica di biologia molecolare denominata RT-PCR (reazione a catena della polimerasi inversa). Il valore più importante è il valore CT, che indica il numero di cicli necessari ad individuare l’RNA virale, determinando di fatto la positività o meno del testato. Più il valore CT è basso e più la carica virale del contagiato è alta, dato che servono pochi cicli per individuarne la presenza. Se invece dopo molti cicli non è stato ancora rilevato alcun valore, il test risulterà negativo.

Il protocollo della Serie A
In Italia il protocollo è cambiato da pochi giorni e adesso prevede l’utilizzo dei test antigenici, detti anche test rapidi per la celerità dell’esito. Essi infatti danno il risultato dopo circa 40 minuti e non c’è più bisogno di aspettare anche giorni per l’esito di un tampone, costringendo le squadre a non schierare i giocatori sospetti positivi o in via di guarigione a scopo precauzionale. Tuttavia i test rapidi hanno un livello di affidabilità sensibilmente inferiore al tampone molecolare.
Se uno di questi test dovesse rilevare un atleta “debolmente positivo”, in quel caso le società dovrebbero ricorrere al test molecolare per accertare l’effettiva positività del calciatore in questione. Ed è quello che ha fatto la Lazio prima della sfida contro il Torino. I giocatori si sono sottoposti a tampone e sono risultati negativi. Tutto come da protocollo.

Solo parametri differenti?
Come si spiega dunque l’esito diverso dei tamponi molecolari? La risposta risiede nei parametri utilizzati dalla UEFA e dalla Serie A. Il valore di CT non è infatti un parametro assoluto, ma varia in base al macchinario utilizzato per analizzare il tampone e alla quantità di materiale organico prelevata dal naso o dalla gola con il tampone. Quando si analizzano i tamponi, oltre al valore CT, si studia anche un’altra voce, il cosiddetto “genoma N”. Esso rileva l’avvenuto contatto con un qualsiasi virus, non per forza il SARS-CoV-2. Se quindi il test rileva un valore leggermente alterato alla voce “N” allora l’Uefa esclude il calciatore dalle gare, la Serie A no. Tutto chiarito quindi? Sembrerebbe di no.

Altro laboratorio, altri positivi
Per dissipare ogni dubbio la Lazio ha scelto di far analizzare i tamponi non più presso il laboratorio di fiducia della società, situato ad Avellino, ma presso il Campus Biomedico di Roma. E dai test è emersa la positività di tre calciatori. Starà ora al laboratorio romano comunicare tutto alla Asl, in modo che possa tracciare i contatti dei giocatori in questione.
Se si dovesse scoprire che i tre positivi individuati sono Immobile, Strakosha e Leiva, già risultati positivi ai tamponi UEFA, la posizione della Lazio si farebbe più complicata, e verrebbe meno la differenza di parametri.
Se invece sono nuove positività mai riscontrate prima, si tratterebbe solo di semplice sfortuna.

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