Papu Gomez: “Volevo diventare una bandiera dell’Atalanta”

Il trequartista del Siviglia, nonché ex simbolo dell'Atalanta, Papu Gomez ha rilasciato un'intervista a 'Dazn' tornando sui momenti dell'addio alla Dea.

26/11/2021

13:45

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(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

7 anni di Atalanta, con annesse emozioni e risultati unici, non si possono cancellare. Lo sa bene il Papu Gomez, ex simbolo della Dea e protagonista di un addio burrascoso nel gennaio 2021. L’attuale trequartista del Siviglia, ai microfoni di Dazn, ha parlato di svariati temi non potendo non tornare sui quei momento che portarono all’addio alla Dea. Ecco quanto dichiarato.

Papu Gomez è già un simbolo del Siviglia, in una formazione che conta diversi ex “italiani”.

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“C’è un gruppo fantastico che viene da diversi anni, hanno vinto l’Europa League: c’è gente che ha fatto la Serie A. E’ sempre presente nei nostri discorsi. Le differenze con la Liga? In Liga ci sono campi perfetti, bagnati e veloci e questo ti fa andare più forte: devi essere preparato fisicamente e tecnicamente perché qui tutte le squadre, anche quelle che lottano per la salvezza, se la giocano”.

Il suo nome verrà sempre associato alla lunga cavalcata nerazzurra dalla lotta per la salvezza all’Europa.

“Penso che ancora non ci rendiamo conto di quello che siamo riusciti a fare all’Atalanta. Adesso non te ne rendi conto: forse te ne renderai conto quando smetterai. Speriamo che quest’Atalanta rimanga così per altri 100 anni. Abbiamo riscritto la storia dell’Atalanta, battendo tutti i record: lottavamo per la salvezza quando sono arrivato e siamo riusciti a giocare ad Anfield in Champions League e a vincere lì. E’ storia pura”.

Nelle ultime stagioni “El Papu” è stato più volte accostato a diversi grandi club, ma la sua risposta è stata sempre negativa.

“Perché ho scelto l’Atalanta anche quando c’erano offerte importanti? La risposta è semplice: volevo far diventare l’Atalanta una grande squadra. Per me era molto facile far la guerra alla società come hanno fatto altri giocatori e dire ‘Me ne vado, non torno a fare il ritiro precampionato, vendetemi, non torno più’. E’ troppo facile andare via. Mi hanno offerto miliardi per andare in Arabia: solo una volta ci ho pensato seriamente, non sono ipocrita. Volevo diventare una bandiera e continuare a riscrivere la storia dell’Atalanta: poi quello che è accaduto può accadere”.

Un addio che, è noto, non è stato il migliore tra gli addii possibili, soprattutto per una bandiera come lui.

“Quando sono arrivato qui al Siviglia era il momento dell’addio del ‘Mudo’ Vazquez. Non ha rinnovato il contratto: quando è andato via tutti l’hanno salutato con una festa, piangendo. E io mi ricordavo come sono andato via io e non riuscivo a crederci: mi sono messo a piangere perché mi immaginavo al posto del Mudo, ma a Bergamo, ma non ci sono riuscito. A volte la vita è così. Sono sempre stato una persona onesta, sincera con tutti. Sono andato via a testa alta. Quello che mi hanno dato i tifosi bergamaschi non me l’ha dato nessuno. Ho dato l’anima per quella maglia, ho lasciato la vita lì”.

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