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Pelé, O Rei do Futebol: una carriera straordinaria

La sua vita è arrivata alla fine, ma Pelé non morirà mai negli occhi di chi ama il calcio. Si è spento il più grande calciatore della storia, forse insieme a Diego Armando Maradona. Un dualismo fatto di bellezza tra due uomini che mai si sono affrontati e che hanno rappresentato il massimo di due epoche diverse di questo sport straordinario. In Brasile era O Rei do Futebol, una vita al Santos e la gloria con la maglia verdeoro del Brasile. Pelé è record, è coppe, è trionfi ed è classe inarrivabile. La mitica rovesciata come gesto tecnico distintivo, il colpo di testa come arma nonostante i 172 centimetri di altezza, la velocità e le finte: una carriera straordinaria fatta di gol.

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Il calcio di Pelé, la carriera dei sogni

La vita al Santos

Pelé ha legato indissolubilmente la sua immagine alla maglia bianconera del Santos con cui esordì a 16 anni il 7 settembre 1956 contro il Corinthians. Neanche a dirlo, debuttò con gol nel 7-1 finale. Fu il primo di una lunghissima serie dove la banalità è sicuramente un fattore da non considerare. Nel 1957 diventò il faro del Santos e fu la stella del club per diciassette anni, fino al 1974. 660 partite ufficiali, 643 gol. Se si considerano, però, tutte le reti, il 22 novembre 1969 arrivò quella numero 1000. Un gol “semplice”, se si osservano i gesti artistici a cui aveva abituato O Rei. Un calcio di rigore, conquistato da lui, nella partita contro il Vasco da Gama allo Stadio Maracanà. I compagni sulla riga di centrocampo a gustarsi lo spettacolo, la Perla Nera calcia: è gol. Il pubblico è in visibiglio, la storia diventa leggenda.

Con il Santos vince tutto. 10 volte il Campionato Paulista, 6 volte il Campionato Brasiliano, 5 Coppe del Brasile, 2 Coppe Libertadores, 2 Coppe Intercontinentali (contro il Milan nel 1963), 4 Tornei Rio-San Paolo, una Supercoppa dei Campioni Intercontinentali.

Pelé fu il calciatore più ricercato in quegli anni da tutti i club europei più importanti. Ci provarono Real Madrid, Manchester United, Juventus e Inter. Solo la Beneamata riuscì ad acquistarlo nel 1958, ma a seguito di un’aggressione al presidente del Santos tutto venne bloccato. Nel 1974 Pelé concluse provvisoriamente la sua carriera dicendo addio al Santos. Fu una scelta temporanea perchè nel 1975 accettò di accasarsi al New York Cosmos.

(YASUYOSHI CHIBA/AFP via Getty Images)

Gli ultimi anni ai New York Cosmos

L’esperienza americana durò poco più di due stagioni fino al definitivo ritiro nel 1977. In quella squadra giocò con altri fuoriclasse a fine carriera come Franz Beckenbauer, Carlos Alberto e l’italiano Giorgio Chinaglia. Segnò 37 gol in 64 presenze vincendo nel 1977 il campionato nordamericano. Pelé pose fine alla sua carriera straordinaria con un’amichevole tra NY Cosmos e Santos il 1° ottobre 1977 in cui giocò un tempo per parte. Non ci sono statistiche ufficiali, ma Pelé è considerato il più grande realizzatore della storia del calcio con 1281 gol.

(Photo by -/AFP via Getty Images)

Il figlio del Brasile

Pelé è stato la leggenda del calcio brasiliano e lo sarà per sempre. Lui è stato l’unico a vincere tre Mondiali nella storia da calciatore nel 1958, nel 1962 e nel 1970. Esordì il 7 luglio 1957 in una sconfitta contro l’Argentina in cui segnò il gol verdeoro nel 2-1 finale. Un predestinato. L’anno successivo volò in Svezia per la Coppa del Mondo e divenne il più giovane esordiente fino a quel momento. Segnò contro il Galles ai quarti portando la squadra in semifinale dove realizzò una tripletta nel 5-2 contro la Francia. In finale non fu da meno: doppietta nel 5-2 contro la Svezia e prima Coppa Rimet per i verdeoro.

Il Mondiale in Cile nel 1962 lo vide nuovamente vittorioso, ma non protagonista. Segnò alla prima partita contro il Messico, ma nella successiva contro la Cecoslovacchia si infortunò saltando la restante parte del torneo che vide la seconda affermazione consecutiva dei brasiliani. Nel 1966 il Brasile venne eliminato al primo turno con Pelé in campo in due sole partite e costretto a giocare l’ultima da infortunato. Si rifece in modo straordinario nel 1970 in Messico. Realizzò 4 reti, di cui tre al primo turno, ma fu decisivo in finale contro l’Italia. Il suo gol iconico di testa a sovrastare Burgnich aprì le danze del Brasile. Successivamente, O Rei fornì anche due assist a Jairzinho e Carlos Alberto. Fu il tripudio del Brasile e di Pelé al suo ultimo Mondiale. La terza Coppa Rimet. Giocò 92 partite per il Brasile segnando 77 gol. Ancora oggi è il marcatore più prolifico della nazionale verdeoro.

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Published by
Christian Conte