Sassuolo, Carnevali: “Berardi voleva la cessione. Sulla Superlega…”

Intervenuto al 'Social Football Summit', l'ad del Sassuolo Giovanni Carnevali ha parlato degli obiettivi del club neroverde, con un commento sul calcio italiano nel complesso.

15/11/2021

18:24

• Tempo di lettura: 4 minuti

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(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Tra le voci autorevoli presenti al Social Football Summit di Roma, c’è anche quella dell’ad del Sassuolo Giovanni Carnevali. Il dirigente neroverde ha dato un suo commento sulla stagione della squadra di Dionisi, con qualche indiscrezione sulle scelte di mercato nell’ultima sessione e delle impressioni sul calcio italiano nel suo complesso. Ecco quanto dichiarato.

“La nostra filosofia è puntare sui giovani. L’allenatore deve avere una sua filosofia. Vedere l’Italia vincere l’Europeo con questi giovani è stupendo. Dobbiamo sempre far combaciare l’aspetto tecnico con quello economico. Noi facciamo parte di un gruppo solido e l’attenzione ai bilanci e che la società non perda soldi è fondamentale. Sarebbe facile non vendere i giocatori migliori per crescere. Noi, invece, dobbiamo crescere coniugando tutto questo”.

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Come avete trattenuto Berardi?
“Domenico Berardi viene dal nostro settore giovanile, c’è un aspetto emotivo che ci lega. Se potevamo cederlo? Per noi è fondamentale. Ma a differenza degli anni passati, la scorsa estate ha chiesto di poter andare via. Le condizioni però devono andare bene per tutti e per il Sassuolo non lo erano”.

Su Locatelli
“Locatelli meritava la Juve e ci ha aiutato tanto in questi anni. Noi quest’anno abbiamo ceduto Marlon per 12 milioni, Caputo alla Sampdoria e Locatelli alle condizioni che noi volevamo dopo due mesi di trattativa. Manuel voleva solo andare alla Juve, abbiamo avuto offerte dall’Arsenal e da altre società ma non c’è stato niente da fare”.

Su Scamacca
“Lo abbiamo nel Sassuolo da anni. Ha fatto tutto un suo percorso in prestito e ora deve dimostrare quanto vale. Ora è un po’ più in difficoltà rispetto agli altri. Si vede che non è stato con noi negli ultimi anni, è meno affiatato, ma diventerà un grande allenatore”.

Sulla Superlega
“Quello che non mi è piaciuto è stato il comportamento dei club. Sono state tenute all’oscuro le società”.

Credi che l’annuncio della Superlega possa esser stato un sondaggio?
“Probabilmente la comunicazione non è stata quella corretta, degli errori l’hanno fatti. Certe idee che nascono da questa Superlega sono corrette, ma il sistema da cambiare deve partire dall’alto: dalla Fifa, dalla Uefa e dalla Lega. Siamo indietro anni luce rispetto agli altri. Inter, Milan e Juve dovrebbero aiutare il nostro sistema a crescere, non guardare il resto”.

Il Covid può esser stato un alibi
“E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

Serie A a 18 squadre
“Il campionato a 18 squadre potrebbe essere una soluzione per dare risposo ai grandi club. Loro sono il nostro biglietto da visita. Ma non è solo questo. Le squadre medio piccole così perderebbero altri soldi. Negli anni non siamo riusciti a costruire un prodotto di qualità all’estero”.

Sui fondi nel calcio
“Non veniamo aiutati per aver voglia di investire. Le proprietà italiane solide sono sempre meno e non capisco che vantaggi possa avere un fondo nell’investire nel calcio. Noi del Sassuolo ricevuto offerte da fondi, perché siamo appetibili. Paghiamo puntualmente e per chi vuole acquistare è la società, ma non è mai stato preso in considerazione. Nemmeno un secondo appuntamento è stato mai fatto”

Il tuo futuro è al Sassuolo?
“Sono nove anni che sono al Sassuolo e mi sto divertendo molto. Noi stiamo correndo perché siamo in ritardo rispetto ad altri club che hanno una storia. Abbiamo acquistato uno stadio di proprietà, è un gioiellino. Abbiamo realizzato un centro sportivo dove l’Italia si è allenata più volte. Futuro? Lasciare il Sassuolo è difficilissimo, delle opportunità ci sono state. Io sto bene e sono legato alla famiglia”.

Su De Zerbi.
“Arriverà su grandi palcoscenici. Noi avremmo voluto tenerlo e ci abbiamo provato, ma dopo tre anni intensi ha pensato che era giusto cambiare e che il Sassuolo più di quello non potesse fare”.

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