Serie A, Bassetti: “Capienza stadi? Assurdità controproducente”

L'infettivologo Bassetti si è espresso sulla riduzione della capienza degli stadi in Serie A e sulla situazione Covid nel calcio italiano.

10/01/2022

10:40

• Tempo di lettura: 2 minuti

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(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Matteo Bassetti, primario del reparto di malattie infettive all’Ospedale San Martino, ha rilasciato importanti dichiarazioni sulla situazione Covid e Serie A. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha parlato della riduzione della capienza negli stadi, del virus e del calcio italiano. Le sue parole.

Bassetti sulla capienza degli stadi

“È un’assurdità controproducente. Assistiamo a un continuo crescere e decrescere, quando andrebbe mantenuta una percentuale in relazione allo stadio. Aprire San Siro per 5 mila persone è una presa in giro. Stiamo tornando indietro. Questa misura è un errore grave nei confronti della campagna vaccinale. Hai portato i tifosi a vaccinarsi, garantendogli il diritto di andare allo stadio, luogo sacro per loro. Adesso togliendo questa possibilità, si rischia di instillare in qualcuno che il vaccino non sia servito”.

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I vaccinati allo stadio non sono un rischio

“La capienza al 50% delle persone, vaccinate con due o tre dosi, non è minimamente un rischio. Bisognava chiudere gli impianti ai non vaccinati, ma non smettiamo di guardare cosa accade negli altri paesi. La Premier per esempio continua ad andare al 100%”.

Stadio posto sicuro

“L’ambiente dello stadio è uno dei posti più sicuri siccome è all’aperto. Serviva alzare il controllo sulle mascherine FFP2, sul distanziamento e sui green pass per evitare le furbate di qualcuno”.

I pregiudizi sul calcio

“Certo, per me del pregiudizio c’è: dal calcio, alle discoteche e al divertimento. Questo è un’errore. Appena la curva dei contagi si è alzata si è andati a colpire quei settore. In generale dobbiamo cambiare la prospettiva del virus. Dobbiamo uscire dal Covid come logica di malattia terrificante. Siamo in una fase in cui i vaccinati possono reggere l’urto. Se con la terza dose affronteremo tutto con le chiusure, avremo un Paese sempre più complicato”.

Sull’obbligo dei vaccinati nel calcio

“Io lo dissi un anno fa: l’obbligo per loro era strategico. Un po’ per l’esempio che avrebbe portato e un po’ perché nel calcio le distanze non esistono. Questo è un messaggio che si può ancora dare. Si rischia la tenuta del sistema calcio perché i protocollo sono obsoleti che fotografano la realtà del 2020 in cui non c’erano vaccini. Basta con la logica dei tamponi, non servono tutti questi test per gli asintomatici con tre dosi”.

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