Serie A, con il Decreto Crescita conviene comprare all’estero

Il Decreto Crescita offre benefici fiscali alle società che prendono giocatori provenienti da campionati esteri, togliendo, secondo alcuni esperti, ulteriore spazio ai calciatori italiani.

03/09/2021

13:20

• Tempo di lettura: 2 minuti

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Photo Spada/LaPresse

Gli effetti del Decreto Crescita emanato nel 2019, hanno stravolto, almeno nel calciomercato, le abitudini delle società. Anche prima si tendeva a comprare giocatori “stranieri”, ma ora si è aggiunto un ulteriore motivo, quello fiscale. Perché con tale legge emanata dallo Stato – nata per far tornare in Italia i c.d. “cervelli in fuga” – se un calciatore viene da un campionato estero e rimane per almeno due anni, il club paga la metà delle imposte.

Un beneficio che in tanti hanno utilizzato in questi ultimi due anni ed anche l’ultima sessione di calciomercato ne è stata testimone: come riportato dal Corriere della Sera, di 11 calciatori acquistati dal Milan, sette sono stranieri. Per il Venezia, invece, al netto dei prestiti, è bottino pieno, undici su undici. Secondo uno dei più importanti agenti sportivi italiani, Tullio Tinti, il Decreto Crescita, nel calcio “è discriminatorio nei confronti dei giocatori italiani”, in quanto troverebbero meno spazio e quindi inferiore possibilità di poter crescere. Per fare l’esempio riportato nel quotidiano, se un giocatore che guadagna un milione netto a stagione per 5 anni costerebbe alla sua società, al lordo, circa 10 milioni di euro, se il club avesse la possibilità di utilizzare il Decreto Crescita, si scenderebbe a 7,5 milioni.

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A beneficiarne, come detto, sono state tante società. A partire da Lukaku, arrivato all’Inter nel 2019 dal Manchester United o lo stesso Antonio Conte, svincolatosi dal Chelsea. Negli anni passati la Juve aveva preso sia Ramsey che Rabiot, entrambi a parametro zero, anche e grazie alla possibilità di tali benefici fiscali: la lista è lunga e coinvolge anche le squadre meno blasonate, molto più attente ai conti ed i bilanci.

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