Uefa, stop agli sponsor LGBTQ ad Euro 2020

Sponsor vietati già durante alcune gare dei quarti di finale di Euro 2020.

05/07/2021

18:20

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(Copyright: Imago/OneFootball)

Non smette di creare polemiche l’atteggiamento della Uefa nei confronti della comunità LGBTQ. Il massimo organo del calcio europeo era già finita al centro delle critiche alcune settimane fa quando aveva respinto la richiesta della città di Monaco di Baviera di illuminare l’Allianz Arena con i colori arcobaleno in occasione della partita valida per la fase a gironi di Euro 2020 tra Germania e Ungheria. La posizione in merito non è cambiata neanche durante alcune delle gare dei quarti di finale. La Uefa, infatti, ha impedito ha impedito agli sponsor l’utilizzo dei colori arcobaleno LGBTQ  nei match disputati in Azerbaigian e Russia. Una decisione presa a causa della “legislazione locale”, stando alle dichiarazioni della stessa Uefa.

Sull’argomento è intervenuto uno degli sponsor Uefa e di conseguenza della competizione. La Volkswagen, infatti, ha dichiarato che nei giorni scorsi le era stato impedito di utilizzare loghi color arcobaleno negli stadi a Baku e San Pietroburgo, in occasione delle sfide dei quarti di finale. La Uefa ha chiarito la sua posizione tramite una dichiarazione riportata da Espn.com:

L’Uefa supporta pienamente la visualizzazione di tali messaggi di tolleranza e rispetto per la diversità, che sono stati già visualizzati in tutti gli stadi in tutte le partite degli ottavi di finale e saranno utilizzati da Volkswagen ai quarti di finale di EURO 2020 a Monaco e Roma. La Uefa richiede ai suoi sponsor di garantire che le loro operazioni siano conformi alla legislazione locale e comprendiamo che questo non è il caso di Baku e San Pietroburgo. La Uefa continuerà tuttavia a sottolineare la sua lotta contro tutti i tipi di discriminazione attraverso la sua campagna Equal Game in tutti gli stadi in tutte le partite rimanenti. Tutti gli altri sponsor hanno deciso di non utilizzare più loghi arcobaleno nel torneo, con il mese del “pride” giunto alla fine”.

Dunque quello che si evince è che con la fine del mese del “pride”, la questione non sia più di pubblico interesse, come se i diritti abbiano delle date di scadenza. Un atteggiamento questo che riteniamo sbagliato da parte dell’organo di governo del calcio europeo che dovrebbe invece costantemente mostrarsi sensibile verso certi temi. Ciò che avvilisce maggiormente è anche la differenza di “posizione”, rispetto ai luoghi in cui è organizzato l’evento. In paesi come la Russia, l’Azerbiagian o in una situazione che ha visto coinvolta l’Ungheria, la Uefa ha scelto, deliberatamente, di voltarsi dall’altra parte. Fatto, questo, inammissibile se davvero si vogliono scardinare certi pregiudizi e certi comportamenti deviati che nel 2021  non dovrebbero più esistere in nessuna parte del mondo.

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