Alvaro Morata, gli insulti e la miseria umana senza fine

Morata

(Photo: Matteo Gribaudi/Image)

Grande festa per l’Italia che, sconfigge la Spagna ai calci di rigore, e approda in finale di Euro 2020. Serata agrodolce per Alvaro Morata, prima protagonista in positivo con la rete del momentaneo pareggio. Poi autore dell’errore dal dischetto che consegna la chance a Jorginho per mandare gli azzurri in finale. Non è stato un Europeo semplice per il centravanti della Juventus, bersaglio di critiche e minacce di morte all’inizio della competizione per qualche partita non giocata al meglio. Ieri, la moglie del calciatore Alice Campello, è stata di nuovo mira di insulti che, definire beceri, è eccessivamente riduttivo. Meglio non riportarli, limitandosi solo a descriverne il ‘registro’. Da nuove minacce di morte agli auspici di malattie gravi per Morata, coinvolgendo anche i figli della coppia.

Leoni da tastiera. Frustrati. Imbecilli. Haters. “La madre dei cretini è sempre incinta”. Ci possono essere tanti modi o definizioni per apostrofare questi atteggiamenti. La verità è che si tratta della vetta della miseria umana che, verosimilmente, sarebbe inutile ricondurre a semplici atteggiamenti occasionali a firma di pochi individui. Non avrebbe neppure troppo senso parlare del ‘lato oscuro del tifo’ perché un idiota è tale con o senza passione per il pallone. La moglie di Morata mostra grande carattere nel post di ‘denuncia’ pubblicato sul proprio profilo Instagram.

“Sinceramente non sto soffrendo per nessuno di questi messaggi, davvero. Non penso nemmeno sia un fattore di “italiani” ma di ignoranza. Penso però che se fosse successo ad una ragazza più fragile sarebbe stato un problema. Ricordiamoci che è uno sport per unire non per sfogare le vostre frustrazioni. Spero davvero in un futuro si possano prendere provvedimenti seri per questo tipo di persone perché è vergognoso e inaccettabile”.

Un tratto importante viene messo in evidenza da Alice Campello, ovvero la possibilità che ciò accada a persone più fragili. La realtà è che c’è più fragilità e codardia nei dispensatori di odio piuttosto che nelle vittime, abituate a stare sotto i riflettori e non desiderose di certi tipi di dialoghi. Gli odiatori seriali restano nella parte più pusillanime della nostra società, infervorati dall’inettitudine della loro esistenza, foraggiati dalle garanzie dell’anonimato. Fino ad un certo punto.

Non si può che esprimere solidarietà ad Alice Campello, a suo marito e ai loro figli. Perché ci vuole molto più coraggio ad essere un Alvaro Morata che va sul dischetto in una semifinale degli Europei, piuttosto che un meschino idiota pronto a riversare odio e veleno. Dopotutto, certe bassezze umane, bisogna avere il coraggio di pensarle prima di scriverle. Questo inquadra già il profilo dell’individuo.