Calcio e Musica: Brunori Sas racconta l’Inter e i tormenti di Conte

05/09/2020

12:53

• Tempo di lettura: 3 minuti

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Unire calcio e musica può apparentemente risultare un’operazione futile, fine a se stessa e inutilmente ambiziosa. Due mondi che sembrano agli antipodi: il fisico e l’atletismo da un lato, l’estro artistico e il “genio” dall’altro. Chi agisce e chi suda da una parte, chi pensa e scrive dall’altra. Però…

Però il calcio è come la vita. Chi gioca si porta dietro sentimenti, paure e ambizioni. Un passato che a volte ritorna, un futuro ancora da scoprire. Sfide da affrontare, vittorie da festeggiare e sconfitte da digerire, in qualche modo. Il calcio è una realtà tutta sua. Ma in quanto realtà viene raccontata, interpretata, spiegata. E allora perché non farlo attraverso la musica e le sue parole? Quella musica capace di interpretare i nostri sogni e i nostri incubi, i nostri amori infelici e i nostri battiti del cuore. Che spesso aumentano guardando un pallone rotolare sul campo. Quel pallone che si fa tramite di storie personali e colletive e che stabilisce, alla fine di tutta la storia, che qualcuno vince e qualcuno perde. Senza tenere in considerazione il merito sportivo, chi ha sudato di più e chi, forse, se l’è meritato. Imprevedibilità, follia, bellezza e crudeltà: vita e calcio, in fin dei conti, non sono poi così diversi. La musica è nata per spiegare la prima. Noi dimostriamo che può raccontare il secondo.

Con “CIP” nasce questa rubrica settimanale che ha l’intento di unire i due mondi. Perché il calcio ci offre sempre storie interessanti e la musica ci dà le parole per provare a raccontarle. Un caso di omonimia ci lancia in questo primo appuntamento. “Cip!” è infatti il titolo dell’ultimo album di Brunori Sas, il cantautore italiano per eccellenza di questo periodo storico. Un disco intenso, intimo. Una carezza. Come il verso del pettirosso, appunto.

“Il mondo si divide tra chi pensa che i falliti debbano essere trattati come tali e chi pensa che rialzarsi bene dopo una caduta sia il meglio della vita”. L’Inter è chiamata a ripartire dopo la cocente sconfitta nella finale di Europa League: rialzarsi è la vittoria più grande, Brunori insegna. L’importante è crederci. Anche perché… “Ma non eri tu, che il bello della vita è riuscire a rientrare in partita, quando sembra finita?”.

Inter che ha vissuto lo scossone Antonio Conte, che si è sentito poco protetto dalla società e non ha fatto mistero del proprio malumore. “Perché gli uomini smettono di essere buoni solo quando si sentono soli. Quando perdono di vista la luce che sta in tutte le cose”. Solo e abbandonato a se stesso, Antonio. Almeno questo è stata la sua visione delle cose. E la luce di un secondo posto e di un ottimo percorso in Europa League è svanita. Ma “bello dovrebbe apparire il mondo anche a te, che invece sei sempre nervoso, chissà poi perché”. Non è tutto da buttare.

Il calcio è far parte di un collettivo, spostare un progetto, accettare una maglia. Legarsi a qualcuno. Non è come una storia d’amore? Può andare bene o male. Ma “il mondo girerà anche senza di noi”. Bisogna sempre ripartire, si va avanti. Anche se si prendono strade diverse. Il mondo nerazzurro ora continuerà a girare con Antonio in panchina. Lieto fine.

Noi partiamo con questa rubrica: qui calcio e parole, storie e musica. Con il pallone, il nostro caro pallone, come comune denominatore. Ringraziamo Brunori Sas per averci offerto, con le sue poesie, uno spunto per raccontare quello che è successo in casa Inter. I prossimi capitoli sono ancora tutti da scoprire. Partiamo.

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