Juventus, sette in condotta: Vlahovic trascina i bianconeri, ma è la soluzione?

Juventus, Vlahovic è il nuovo trascinatore bianconero: la differenza, con lui in campo, è sostanziale. L'effetto boomerang è dietro l'angolo.

07/02/2022

16:00

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Vlahovic contro il Verona (Getty Images)

Dusan Vlahovic, debutto con gol. Già questo vale come referenza su un biglietto da visita immaginario che tutti – tifosi bianconeri e non – gli hanno idealmente chiesto all’arrivo a Torino. Da quella mattina, di ormai alcune settimane fa, all’arrivo al JMedical Center le domande non sono finite: farà bene come a Firenze? Sarà l’uomo in più di questa Juve?

La risposta – seppur parziale – è arrivata contro il Verona. I bianconeri hanno cambiato faccia: il serbo e Zakaria hanno dato la scossa che serviva. L’avversario non era irresistibile, ma – come ha detto Allegri – la risposta è nella mentalità. Vlahovic nella Juve è venuto a fare il catalizzatore. Lo sanno i dirigenti (che hanno pagato profumatamente il suo ingaggio) e lo sa l’allenatore che butta nella mischia sia lui che l’ex Borussia Monchengladbach in cerca di certezze.

Juventus, Vlahovic nuovo leader: è lui la “cura” dei bianconeri?

Juve Vlahovic
L’attaccante all’esordio con la Juve (Getty Images)

Arrivano i tre punti e non mancano i gol, ma è davvero quello che serve a questa squadra? Lo schema sembra essere già definito: palla a Vlahovic poi ci pensa lui. Il tecnico bianconero esulta oggi, ma potrebbe rischiare di rivivere un film già visto. La Juve del passato era una squadra in grado di cambiare i propri interpreti e ottenere lo stesso risultato: ci è riuscita per otto anni di fila, nove – se contiamo anche lo Scudetto di Sarri arrivato tra mugugni e perplessità – poi è scoppiato il caso Ronaldo.

Un attaccante che per diverso tempo, data la sua fama e la tecnica indiscussa, ha fatto da parafulmine alle mancanze di una squadra che in assenza del catalizzatore arrancava. Cristiano Ronaldo portava – per un certo periodo – gol e punti. Non appena le batterie del portoghese hanno iniziato a scaricarsi (e i rapporti con Allegri e Sarri a incrinarsi) gli effetti si sono visti. Non più attenzione al collettivo, ma aggrappati alle speranze di un singolo: gli uomini, però, non sono macchine.

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Il peso dell’attacco per sopperire quello delle aspettative

Vlahovic, che adesso incarna bene il ruolo del trascinatore, potrebbe fare i conti con la pressione di un ambiente che non è Firenze. Le aspettative, sotto la Mole, sono altre: il margine d’errore sottilissimo. Vietato sbagliare per una serie di fattori che includono anche il prezzo da capogiro. Investimento senza possibilità di rimborso. Tutto bene finora, ma poi arriverà il momento – fisiologico – di un calo: forse il problema di questa Juve non sono tanto gli alti, piuttosto conterebbe saper gestire i bassi.

 

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Quei momenti di magra, dove la fatica vince sul gioco, in cui la squadra bianconera faceva la differenza grazie alla forza del gruppo. Il rischio è che Vlahovic possa essere soltanto l’ennesimo “parafulmine” che si porta dietro problemi più nascosti. I gol sono la miglior medicina, ma i veri risultati si vedranno non appena “l’effetto Placebo” finirà.

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