L’intervista postuma a Ventrone: “Le tre regole base per evitare infortuni”

L'intervista postuma di Giampiero Ventrone riportata dalla Gazzetta: "Ecco le tre regole fondamentali per evitare infortuni".

07/10/2022

15:30

• Tempo di lettura: 2 minuti

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(Photo by PASCAL POCHARD, Onefootball.com)

Nella giornata di ieri è stata data la notizia della morte di Giampiero Ventrone all’età di 62 anni. Ventrone era uno dei più apprezzati preparatori atletici nel calcio internazionale, e ha legato il suo nome soprattutto alla Juventus.

intervista Ventrone
(Photo by PASCAL POCHARD, Onefootball.com)

L’intervista postuma a Ventrone: “limitare gli infortuni muscolare in allenamento e in partita. Conte allena il giocatore a sopportare la fatica”

Con i bianconeri ha svolto il ruolo di prepaatore atletico dalle stagioni 1994/1995 fino al febbraio 1999 e poi in una seconda esperienza dal luglio 2001 al giugno 2004, lavorando sopratttutto nel ciclo guidato da Marcello Lippi.

L’ultimo incarico lo aveva portato in Inghilterra, dove aveva assunto il ruolo di preparatore fitness al Tottenham, seguendo l’allenatore Antonio Conte dal novembre 2021.

L’edizione online della Gazzetta riporta oggi un’intevista postuma realizzata a Ventrone sui suoi metodi di lavoro. Le sue parole riportate su TMW.

Le tavole della legge, per uno che fa il mio mestiere, sono tre. Regola numero uno: evitare che il calciatore si infortuni in allenamento. Regola numero due: limitare il più possibile gli infortuni muscolari in partita. Regola numero tre: garantire una prestazione atletica di alto livello.

Nella preparazione fisica il cambiamento è del 2005, con gli studi del professor Di Prampero sulla potenza metabolica, sull’utilizzo del Gps e di tanti altri parametri. Lo scopo era di arrivare al ‘modello prestativo’ del calciatore, tracciando e analizzando ciò che gli succede in partita: la velocità, le accelerazioni e gli indici di forza espressi, i tempi di recupero“.

Gli allenamenti del Tottenham vengono effettuati a ritmo gara. Le nostre sedute sono molto lunghe: un’ora e mezza, quasi due, invece dei canonici 50 minuti.

Conte ha sviluppato una cultura e metodologia del lavoro che non si discosta dalla mia, basata sull’adattabilità alla sofferenza dell’atleta, sulla sua capacità di non arrendersi facilmente alla fatica. Per Conte questa filosofia è diventata una sorta di vangelo. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo avuto pochissimi problemi di sovraccarico muscolare“.

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