Lukaku si racconta e suona la carica per il futuro dell’Inter

24/09/2020

11:31

• Tempo di lettura: 6 minuti

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Il bomber dell’Inter Romelu Lukaku, reduce dalla brillante stagione che gli ha propiziato 34 reti in 51 presenze, ha rilasciato un’intervista per La Gazzetta dello Sport. Il centravanti belga ex Manchester United ha fissato gli obiettivi futuri e, inevitabilmente, ha ripercorso i passi della sua prima stagione in Serie A. Non solo questioni “di campo”; Big Rom ha commentato il mercato, nonchè il suo inserimento in Italia e nell’Inter di Conte. Il 27enne, noto anche per l’impegno nel sociale, ha voluto altresì offrire qualche aneddoto del suo passato, soffermandosi inoltre sulle sue idee extra calcio. Considerazioni a 360°: dal razzismo alla povertà nel mondo.

Sul primo pallone toccato nella sua vita.

Eravamo a casa a Liegi, in Belgio. Avevo un anno e mezzo, da quel giorno non mi sono più separato dal pallone. Così è iniziato il mio amore per il calcio: papà mi portava agli allenamenti, ogni volta che poteva. Lui è partito dallo Zaire per giocare a calcio in Belgio. Arrivò nel 1990 e ha giocato dieci anni nella loro Serie A”.

In merito alle difficoltà affrontate dalla sua famiglia.

“Mio papà non ha avuto fortuna con i soldi. Quando ha chiuso la carriera, non ha comprato una casa, non ha risparmiato. Quando ha smesso di giocare, capii subito che avremmo avuto serie difficoltà economiche. Ho scelto presto di fare il calciatore per aiutare la mia famiglia. Ricordo un momento che non ho mai dimenticato: vidi mia madre prendere il latte rimasto dal giorno prima, poi lo riscaldava per darlo a noi bambini. Ero piccolo, andavo in prima elementare. Aver vissuto queste sofferenze mi ha dato tanta forza. Non ho mai avuto regali, ho conquistato ogni cosa che ho”.

Il primo regalo ai genitori.

“Regalai una casa ai miei genitori. Avevo 16 anni. I primi anni della mia carriera, lasciavo tutti i soldi a mio padre e mia madre, perchè sapevo che ne avevano bisogno. A me bastava giocare a calcio. Era la cosa più bella, non pensavo ad altro. Mi bastava una Playstation 3 o una X-Box per giocare con mio fratello. Ma, al primo contratto firmato, comprai una casa per i miei. Mi avevano tirato su, mi mandarono a scuola, avevano sofferto per me. Era giusto risarcirli”.

Cosa gli manca dell’Africa.

“Mi mancano i miei nonni rimasti in Zaire. Sono dispiaciuto che non possano vivere con me questo momento della mia vita, mi fa male. Avevo un ottimo rapporto con il padre di mia mamma: è stato lui a spingermi a fare il calciatore. Mi disse solennemente che tutta la responsabilità della famiglia era sulle mie spalle. Dopo una settimana morì di cancro alla prostata. Mi manca tanto”.

Su cosa lo appassioni di più del calcio.

“Allenarmi, giocare le partite, tutto. Volevo fare questo da piccolo, il mio sogno è diventato realtà e ora è il mio lavoro. La mia famiglia dipende da me, non più il contrario. Far diventare il proprio sogno il proprio lavoro, e divertirsi a farlo, è davvero il massimo”.

Come si trova Lukaku in Italia, dall’approdo all’Inter.

Molto bene. Si tratta del miglior paese in cui sia mai stato. Amo stare in Italia: mi piacciono l’amore della gente e il rispetto. Sono una persona che rispetta gli altri, quando incontro la gente mi piace parlare e stare con loro. Gli italiani mi hanno accolto bene ed io sono grato a tutti. Anche il calcio italiano è un calcio che va bene per me, mi ha fatto migliorare in tutto. Ho voglia di crescere e fare ancora di più per la squadra, per il mister, per la società e soprattutto per i tifosi”.

Sulle possibilità di vincere lo scudetto.

“Io penso che la cosa più importante sia parlare in campo. Dobbiamo giocare e far bene nei 90 minuti. Fuori dal campo non mi piace parlare tanto. Preferisco esprirmermi quando gioco. Quest’anno voglio dare tutto quello che posso, per far bene all’Inter”.

Relativamente al rapporto di Lukaku con Conte ed il suo modo di lavorare nell’Inter.

“Per me è un mentore, un padre, una persona che mi capisce veramente bene. Anch’io capisco lui e gli sono grato per la stima che ha sempre avuto per me. Sei anni fa mi chiamò per la prima volta, già voleva che fossi acquistato. Per me giocare con lui è davvero un sogno. Vedi le sue squadre e capisci che puoi, come singolo e come collettivo, imparare tanto e migliiorare. Sento di essere cresciuto molto, merito suo e dello staff. Ora però dobbiamo pensare che sia solo l’inizio, dobbiamo migliorare ancora e Conte è l’uomo giusto con cui farlo”.

Un commento sul neo-acquisto Arturo Vidal.

“Il suo arrivo è molto importante: è un giocatore di grande qualità. Dobbiamo migliorare in qualità esperienza, due doti che Vidal possiede. D’altronde non si vince tanto con squadre diverse se non si è giocatori di livello”.

Sulle emozioni amare che ha lasciato la sconfitta in Europa League.

Sicuramente è stata dura. Non ho parlato per quattro giorni. Poi un giorno mi sono svegliato e me ne sono fatto una ragione. Abbiamo perso lo scudetto per un punto, abbiamo perso la semifinale di Coppa Italia per un gol, poi la finale persa 3-2, in quel modo. Sono cose che succedono. Solo soffrendo si migliora. La vittoria è fatica, carattere, analisi dei propri limiti. Ci vuole anche combattività, voglia di riscatto. Si può perdere, ma solo per imparare a vincere”.

Sul tema razzismo e altri problemi nel mondo che vorrebbe vedere risolti.

“Il razzismo esiste ancora, in tutta Europa. Lo trovo assurdo, il calcio è multiculturale, multietnico. In ogni squadra c’è un giocatore di altre nazionalità, dobbiamo rispettare tutto questo. Parliamo di sport, della vita. Mi è successo in Italia di avere problemi, ho reagito e non è più accaduto. Amo il vostro paese e il vostro calcio. Ho fiducia che l’assurdità del razzismo sia consegnata al passato. Se avessi le chiavi del mondo, lavorerei per debellare ogni malattia e rimuovere la povertà. Uguali diritti per tutti”.

Il difensore migliore che abbia incontrato Lukaku con la maglia dell’Inter

“Sono tutti forti in Italia. Koulibaly è tosto, mi diverto quando gioco con lui: mi piace il contrasto e la forza dell’avversario. Mi piace anche Klavan del Cagliari, così come Kumbulla. Anche Bonucci e Romagnoli. Tutti giocatori che contro di me mettono un impegno particolare, anch’io faccio lo stesso contro di loro”.

Il gol più bello che ha fatto.

“Giocavo con l’Everton e segnali al Chelsea, erano i quarti di finale di FA Cup nel 2016. Fu un gol di potenza ma anche di tecnica. Le mie due caratteristiche, c’era tutto in quel gol”.

Cos’è il calcio per Lukaku.

“Umiltà, voglia di lavoro, testa e fame. Avere fame per vincere, lavorare tanto per appagarla, per mangiare il campo. Ogni istante di ogni partita”.

 

Romelu Lukaku, ancora una volta, si dimostra non solo un atleta eccezionale, bensì un vero e proprio uomo di valore del mondo del pallone. Una persona che affonda il suo agire nei principi e nel rispetto tra le persone. Se lo gode l’Inter sul campo, ma fuori dal rettangolo verde, Lukaku merita elogi e ammirazione, da parte di tutti gli appassionati.