Milan-Arnault, la Procura indaga per tentativo di truffa

In questo modo nel 2021 il caso è finito alla Procura milanese.

20/05/2021

15:15

• Tempo di lettura: 3 minuti

Tempo di lettura: 3 minuti

Picture credit should read: Jonathan Moscrop/Sportimage

Un tentativo di truffa utilizzando il nome di Bernard Arnault, ceo della multinazionale LVMH, e il Milan. A riferire la notizia è La Repubblica, secondo cui gli inquirenti starebbero valutando un’ipotesi di reato a carico del mediatore finanziario D.V., 62 anni, bresciano, ex funzionario di banca. La Procura di Milano sta approfondendo il caso.

Milan Arnault, il pre e il durante pandemia 

Una storia che parte tempo fa e si divide in due parti: una prima della pandemia e una durante. La prima volta in cui il nome di Arnault venne accostato alla società rossonera risale al luglio 2018. Nonostante le smentite le notizie circolavano negli ambienti della moda sia a Milano che a New York. Arnault in persona intervenne sulla questione a gennaio 2020, in occasione del report annuale di LVMH. Con la pandemia cavalcante il suo nome tornò ad essere associato al Milan ma senza alcuna reale conferma.

Il mediatore finanziario e il team italiano 

Durante l’estate 2019, il più veloce a cavalcare l’onda delle notizie di un possibile interesse da parte di Arnault per il club rossonero era stato l’intermediario bresciano D.V. L’uomo stava lavorando ad un grande progetto immobiliare in una tenuta svizzera del ticinese e si era dichiarato uomo di fiducia in Italia di Bernard Arnault e suo interlocutore nella trattativa per l’acquisizione del club milanese.

D.V. sosteneva di essere stato incaricato da Arnault in persona della parte più operativa del progetto. Avrebbe dovuto comporre il team italiano che avrebbe poi gestito il futuro Milan francese, dal direttore generale al responsabile dei rapporti internazionali, dal direttore sportivo all’ufficio legale. Aveva agganciato il possibile direttore generale, un noto dirigente d’azienda con svariate esperienze nel calcio di primo livello, convincendolo di formare un team competente.

Tra perplessità e rassicurazioni 

Le riunioni del gruppo erano cominciate subito. D.V. aveva anche inscenato delle telefonate al presunto Arnault davanti agli altri membri del team. Nel frattempo iniziava ad essere frequente la presenza di nuove figure. Le due più abituali erano diventate A.A., socio d’affari di D.V, e una consulente finanziaria rimasta sempre soltanto una voce al telefono o una casella di posta elettronica dal nome transalpino: la sedicente Christiane Valier.

Qualche perplessità c’era, come un incontro dichiarato con un membro del cda del Milan, programmato e poi saltato in assenza di garanzia bancaria del teorico mediatore. Arrivavano puntuali le rassicurazioni via mail, come quella in cui il dirigente di un’importante banca internazionale avallava le garanzie dell’intermediario e soprattutto quella in cui un fantomatico Arnault preannunciava dal suo indirizzo di posta elettronica personale l’imminente accordo e fissava l’appuntamento decisivo, che si sarebbe tenuto al più presto in Francia o in Inghilterra.

Milan Arnault, la definitiva smentita di Belloni 

L’incontro non è però ovviamente mai accaduto e a rovinare i sogni dei milanisti in estate ci ha pensato il vero braccio destro di Bernard Arnault, il direttore generale di LVMH Antonio Belloni, rispondendo in modo lapidario dall’indirizzo di posta elettronica alla mail piena di dubbi del team italiano, sempre più sconfortato: «Non conosco nessuna delle persone di cui parlate».

In questo modo nel 2021 il caso è finito alla Procura milanese. Che adesso ha affidato le verifiche ai Carabinieri e sta valutando l’ipotesi del tentativo di truffa.