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Nati oggi: José Mourinho, lo Special One diventato normale

Il palmarès e i numeri stanno lì a dimostrarlo: che piaccia o meno, José Mourinho, nato il 26 gennaio 1963 a Setùbal, è uno degli allenatori più vincenti di sempre. Difficile dire se sia anche il più simpatico, di certo a lui non importa granché. Il soprannome che gli è rimasto addosso fino ad oggi, “Special One”, se lo è dato da solo. Nel 2004, durante la conferenza stampa di presentazione come nuovo manager del Chelsea. Il portoghese aveva stupito tutti vincendo, da outsider, la Champions League con il Porto, battendo in finale il Monaco. Fu il coronamento di una carriera iniziata presto, ad appena 24 anni, come assistente del padre, allenatore del Rio Ave. José Mourinho inizia così, andando ad osservare gli avversari, ma nel frattempo porta a termine anche la carriera universitaria, e diventa professore di educazione fisica.

Nel 1992 diventa interprete e assistente di Robson allo Sporting Lisbona, e il binomio per qualche anno sarà inscindibile. José Mourinho segue l’allenatore inglese prima al Porto, dove assapora i primi successi, poi al Barcellona, nel 1996. Dove resterà, come come vice di Louis Van Gaal, fino al 2000. In quell’anno, arriva la chiamata del Benfica, ma sarà un’esperienza brevissima, perché con il cambio di presidenza, lo Special One lascia l’incarico. Riparte dal piccolo União Leiria, nel 2001, e gli ottimi risultati non passano inosservati: a gennaio 2002 lo sceglie il Porto, tappa fondamentale della sua carriera. I primi mesi sono solo di rodaggio, ma nella sua seconda stagione José Mourinho vince tutto: Primeira Liga, Coppa del Portogallo e Coppa Uefa. In quella successiva, i Dragoni bissano il successo in campionato e, come detto, vincono la prima ed unica Champions League della loro storia.

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Per José Mourinho, ormai star ed icona planetaria, è arrivato il momento di lasciare il Portogallo, ormai troppo piccolo per contenerne le ambizioni. Va a Londra, sponda Chelsea, dove diventa, per tutti, lo “Special One”. In Inghilterra vince subito la Premier League, nel 2005, a 50 anni dal primo e unico titolo, ripetendosi l’anno successivo. Il primo anno, il Chelsea va forte anche in Europa, inchinandosi solo al Liverpool, in semifinale mentre il secondo è fatale il Barcellona, agli ottavi. Nel suo terzo anno a Londra, resta in corsa per tutti gli obiettivi, ma alla fine arriva secondo in campionato e esce di nuovo in semifinale in Champions. L’inizio della stagione successiva è ancora più altalenante e, in accordo con il presidente Roman Abramovich, José Mourinho lascia il Chelsea.

(Photo credit should read CHRISTOPHE SIMON/AFP via Getty Images)

Dopo un anno di pausa, nel 2008 viene scelto dall’Inter di Massimo Moratti per dare l’assalto all’Europa. Con le scorie di Calciopoli ancora da smaltire, il predominio in campionato è un fatto assodato, ma la Champions per i nerazzurri resta un tabù. Almeno fino al 2010, l’anno del triplete. Dopo aver conquistato il Portogallo e l’Inghilterra, José Mourinho diventa un eroe anche in Italia, almeno per la tifoseria nerazzurra, che non potrà mai fare a meno di rimpiangerlo. Raggiunto l’apice, in appena due anni, ed altrettanti campionati vinti, per lo Special One è già tempo di cambiare e ripartire. Dal Real Madrid, dove in tre anni vince solo una Liga. È l’epoca del suo alter ego, Pep Guardiola, alla guida del Barcellona, e per José Mourinho non sarà un triennio facile.

Tanto che, nel 2013, torna nel “suo” Chelsea. A Stamford Bridge è trattato ancora come un eroe, e lui del resto non delude, e nel 2015 porta a casa il suo terzo titolo in Blues. Anche la seconda avventura si interrompe in anticipo, a dicembre 2015, ma lo Special One resta in Inghilterra, e il 2016 siede sulla prestigiosa panchina del Manchester United. Che, dopo Alex Ferguson, è ancora alla ricerca del rilancio. Ma non arriverà neanche con José Mourinho, capace comunque di conquistare una Europa League, nel 2017, l’ultimo titolo della sua carriera. Che, lasciata Manchester, è ricominciata per l’ennesima volta da Londra. Questa volta, alla guida del Tottenham, risollevato nel corso del 2020, e oggi stabilmente tra le prime della classe.

(Photo by NEIL HALL/AFP via Getty Images)
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Published by
Piermichele Capulli