Nati oggi: Maicon, il “colosso” del Triplete interista

foto Daniele Buffa/Image

“Quanto è forte Maicon”, cantavano i tifosi dell’Inter. Compie oggi 40 anni Maicon Douglas Sisenando, uno dei terzini destri più forti dell’era moderna, protagonista dell’Inter di Mourinho e del triplete nerazzurro. Nato a Novo Hamburgo, in Brasile, il 26 luglio 1981. I suoi genitori avrebbero voluto chiamarlo Michael Douglas Sisenando, in onore dell’attore statunitense Michael Douglas. Tuttavia, a causa di un errore dell’impiegato dell’anagrafe, il figlio venne registrato come Maicon Douglas. Il gemello, invece, fu chiamato Marlon dopo il rifiuto dell’impiegato a chiamarlo Marlon Brando, in onore dell’omonimo attore.

Il “Colosso”, terzino di grande potenza fisica (e pensare che in gioventù era detto “Pingo“, ovvero “goccia”, per il suo essere esile), capace di notevole spinta offensiva grazie alla sua qualità tecnica, sbarca in Europa all’età di 23 anni. Due stagioni al Monaco, in Francia, poi l’arrivo in Italia nell’estate di Calciopoli. Se lo aggiudica l’Inter per “appena” 6 milioni di euro. Qui si impone come giocatore imprescindibile, prima per Mancini poi per Mourinho. Preso come alternativa di Capitan Zanetti, sarà l’argentino a dirottarsi su altre posizioni in campo per lasciare spazio al brasiliano.

I 6 anni in nerazzurro per Maicon sono anni di trionfi, mentre in nazionale si contende con Dani Alves il ruolo di terzino destro più forte del mondo. 4 scudetti, 3 Coppe italia, 2 Supercoppe Italiane, una Champions League, un Mondiale per Club. Momenti memorabili: un gol pazzesco contro la Juventus, dove in palleggio fa un sombrero a Camoranesi prima di concludere al volo di destro. O la doppietta contro il Siena del dicembre 2008, con Mourinho che gli corre dietro per esultare. O ancora, il suo sigillo nella storica vittoria dell’Inter contro il Barcellona nella semifinale Champions del 2010.

Dopo l’Inter, la parabola di Maicon inizia ad assumere una fase discendente. Trattenuto nel 2010 nonostante la corte serrata del Real Madrid di Mourinho, il Colosso vive le stagioni dell’inesorabile declino post Triplete. Nel 2012 passa al Manchester City di Mancini, campione d’Inghilterra in carica, per la modica cifra di quattro milioni di euro più altri due di bonus. Pare l’affare del secolo per gli inglesi, si rivelera un flop totale anche a causa di un serio infortunio a un ginocchio.

Un anno dopo sbarca alla Roma a costo zero. Appena arrivato, dice che “la Roma ha una tifoseria particolare, più appassionata delle altre”. Con Rudi Garcia in panchina, è un fiorire di vittorie: dieci di fila nelle prime dieci giornate del 2013/14. Ma lo Scudetto andrà ancora una volta alla Juventus. Maicon parte bene, nella prima stagione nella Capitale gioca 28 volte, poi si spegne a poco a poco. Ha superato la trentina, gli scatti non sono più quelli di una volta.

Nel 2016 gli scade il contratto, rimane fermo un anno pur allenandosi con i giallorossi. Poi Maicon torna in Brasile, per giocare con l’Avaí. L’esordio è discutibile: due autoreti nella stessa partita. Poi di nuovo il Criciúma, dov’era cresciuto, in Serie B. E infine quel bizzarro ritorno in Italia, chiamato dai veronesi del Sona lo scorso gennaio accanto al cantante Enrico Ruggeri. L’operazione marketing non va esattamente a buon fine e Maicon lascia dopo pochi mesi. Va al Tre Penne, San Marino, per giocare i preliminari di Champions League, dalla quale è già stato eliminato.