Paquetà: “Troppa pressione al Milan. A Lione più fiducia”

Lucas Paquetà

(Photo LaPresse - Spada via Imago images)

Lucas Paquetà è uno dei rimpianti più grandi per il Milan degli ultimi anni. Il centrocampista brasiliano, nonostante la fiducia riposta in lui dall’allora direttore sportivo Leonardo, ha deluso le aspettative e deciso di ricominciare dal Lione. A spiegare i motivi del suo fallimento, durante un’intervista a L’Equipe, è proprio l’ex Flamengo: “A Milano mi ero messo molta pressione addosso. Troppa anche. Quindi, arrivando qui a Lione, mi sono detto che non me ne dovevo metto. Che avrei dato semplicemente il meglio di me. E se i gol arrivano, tanto meglio. Ad oggi ci sono, va bene. Conoscevo le mie responsabilità, sapevo perché ero là. Poi le cose non vanno sempre come dovrebbero. Ci si immagina delle cose, ci si mette pressione addosso… È inspiegabile, a volte non c’è neanche un motivo per un fallimento. Anche se la mia esperienza a Milano non è stata straordinaria, inferiore a quello che ci si aspettava, mi è servita molto. Perché ora sono un giocatore migliore. Sono un Paquetà diverso, un Paquetà, più forte, un Paquetà che ha ritrovato l’essenza di quello che era al Flamengo. La pressione c’è ancora e ci sarà sempre, ma non arriva più da me stesso”.

Sull’importanza di Leonardo: “Leonardo mi ha aiutato molto, mi ha accompagnato. In una mezza stagione con lui, le cose sono andate bene per me. Possiamo dire che era il mio mentore, sì. Ma poi è andato a Parigi. In quel momento mi sono sentito un po’ solo, non ancora adattato perfettamente alla cultura e al club. Ma quell’esperienza mi ha aiutato: sono cresciuto molto come giocatore e come uomo. Qui, a Lione, è vero che Juninho mi trasmette fiducia e voi vedete un Paquetà pronto, adattato ai compagni di squadra, identificato nel club. Ma lo devo anche al Milan e a Leonardo, che voglio ringraziare. Mi ha aiutato e grazie a lui sono diventato uno capace di affrontare le difficoltà”. E su Juninho, ora dirigente del Lione: “È stato subito sincero con me quando mi ha chiamato: sapeva il periodo che avevo attraversato a Milano, ma soprattutto mi conosceva prima del Milan. Sapeva esattamente chi ero. Sapeva che potevo tornare il giocatore che ero al Flamengo, un guerriero che si batte per la squadra. Oggi, quando gioco, voglio ricompensare Juninho della fiducia che mi ha dato”.