Serie A, Cairo: “Favorevole al Salary Cap, bisogna cambiare”

Il presidente del Torino Urbano Cairo ha parlato del momento del calcio italiano alla presentazione del 'Festival dello Sport'.

26/07/2022

17:05

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(Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Urbano Cairo, presidente del Torino e del gruppo RCS, ha parlato del momento complicato del calcio italiano, analizzando a 360 gradi i cambiamenti che servono per tornare ai livelli di competitività degli altri campionati europei, menzionando anche il salary cap. Ecco le sue dichiarazioni, riportate da La Gazzetta dello Sport, a margine della presentazione del Festival dello Sport.

Serie A, le parole di Urbano Cairo tra cambiamenti e salary cap

“Ripensiamo a quando il calcio italiano valeva 900 milioni di euro di diritti televisivi: secondi solo dietro l’Inghilterra. Tutti gli altri, dalla Spagna alla Germania, erano dietro. Non siamo riusciti a capire cosa andasse fatto per diffondere il calcio italiano nel mondo. Cosa che invece ha fatto la Spagna.

Rispetto al calcio inglese e spagnolo, l’Italia ha un livello di fatturato inferiore che non permette di fare investimenti. Non è facile oggi trovare mecenati che spendono 100 milioni di euro all’anno per coprire le perdite. È una cosa illogica. Mancandoci le risorse, bisogna invertire la rotta puntando moltissimo sui giovani, costruendo delle academy per la formazione dei calciatori.

Bisogna fare una cosa non soltanto italiana ma europea. Più che fare la Superlega, si tratta di fare un calcio sostenibile in cui metti dei limiti, perché ci vogliono. In un momento in cui la gente a casa soffre, non ha risorse, c’è l’inflazione e le materie prime aumentano, c’è questo paradiso terrestre che però è relativo, perché le squadre perdono molti soldi.

Anche il Torino che una volta era virtuoso nel bilancio, negli ultimi anni non lo è stato. Quando perdi così tanto, non stai facendo un calcio sostenibile e intelligente. Oggi abbiamo meno risorse per fare gli investimenti fondamentali, dagli stadi ai vivai, e allora ci vuole un aiuto anche da parte di chi governa il calcio italiano per fare quelle cose che in altri Paesi hanno funzionato benissimo. Dobbiamo capire gli errori fatti, invertire la rotta e fare velocemente quello che non si è fatto prima nello sviluppo del nostro calcio in giro per il mondo”.

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