Serie A, i diritti TV per colmare il gap con Premier e Liga

16/09/2020

07:00

• Tempo di lettura: 3 minuti

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Due gruppi di fondi di private equity si contendono il 10% della media company creata ad hoc dalla Lega Serie A per la gestione dei diritti televisivi del nostro calcio

Mercoledì scorso, durante la riunione della Lega Serie A, i grandi del calcio italiano hanno parlato della questione legata ai diritti tv per il triennio 2021-2024. I presidenti dei 20 club della massima serie hanno votato all’unanimità per un nuovo corso, che sembra molto lontano dal duopolio Sky-DAZN del triennio 2018-2021.

Via libera, quindi, alla creazione di una media company in mano alla Lega che si occuperà di trovare broadcaster per il nuovo triennio. Inoltre, i presidenti hanno rifiutato la proposta di Aurelio De Laurentiis, che avrebbe voluto finanziare il progetto con i sussidi delle banche: al loro posto ci sarà un fondo di investimento.

Le proposte sul tavolo

Infatti, due grandi fondi di private equity sono in competizione per aggiudicarsi il 10% dei diritti tv della Serie A. E le proposte di questi due gruppi sono importanti: CVC-Advent-FSI offrono circa 16 miliardi di euro, mentre Bain-NB Renaissance avanza un progetto da 13 miliardi.

Bisogna capire chi sono, però, questi due gruppi di fondi di private equity che vogliono mettere le mani sul prodotto-calcio italiano.

CVC-Advent-FSI

Il primo è formato da ben tre fondi di investimento. CVC Capital Partners è uno dei principali fondi di private equity britannici con una potenza economica valutata intorno ai 109 miliardi di euro. Hanno importanti partecipazioni in diverse aziende tra l’Europa e l’Asia, e sono attivi in Italia tramite Sisal e la multinazionale farmaceutica Recordati.

Poi ci sono Advent International, fondo americano con quartier generale a Boston, che a differenza di CVC non ha grandi operazioni all’attivo nel nostro paese, e Fondo Strategico Italiano (FSI), che è attivo dal 2016 e possiede all’incirca un capitale di 1,4 miliardi di euro.

Questo gruppo potrebbe garantire alla media company fondata dalla Lega ben 16 miliardi di euro, valutando dunque l’intera operazione intorno ai 160 miliardi. In cambio, però, il gruppo CVC-Advent-FSI si garantiranno perpetuamente il 15% sui ricavi derivanti dalla vendita dei diritti TV della Serie A.

Bain-NB Renaissance

Una proposta in forte contrapposizione con quella avanzata dall’altro gruppo, ovvero Bain-NB Renaissance. Infatti, questa seconda cordata offre circa 13 miliardi di euro per il 10% della nuova media company, in cambio del 15% sui ricavi per i prossimi 50 anni.

Anche qui parliamo di fondi di private equity solidi e importanti. La bostoniana Bain Capital, rivale della Advent, che gestisce investimenti per circa 108 miliardi di dollari, e Neuberger Berman Renaissance Partners, braccio italiano della NB (365 miliardi di investimenti all’attivo), che muove capitali privati per circa 1,8 miliardi di euro.

Le prospettive per il futuro

La Lega Serie A vuole recuperare l’enorme distacco accumulato negli anni con Premier League e Liga. Al momento non procederà con la creazione di un canale televisivo, ma si limiterà alla media company. La Lega, dunque, comincerà a produrre le partite in autonomia, per poi vendere il prodotto a broadcaster terzi.

Questo potrebbe dunque fruttare al sistema-calcio italiano un triplicarsi dei proventi: al momento le stime suggeriscono che, già con il primo triennio, la nuova formula porterà tra i 2,6 e i 2,8 miliardi di euro, rispetto agli 1,2 del 2018-2021.

Con la possibilità che i ricavi vengano equamente ripartiti su base annua tra i 20 club della massima serie, questo incremento comporterà un innalzamento del livello di competitività del nostro calcio. Una speranza, un obiettivo. Per attirare maggiori investimenti e un numero più ampio di tifosi e simpatizzandi in giro per il mondo. Sperando che in futuro anche la più piccola delle provinciali possa arrivare a competere con i top club nazionali ed europei. Il miracolo Leicester, in fondo, parte tutto da lì.

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