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Giulia Cecchettin insegna: stacchiamoci dai luoghi comuni ed evolviamoci come farfalle

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no alla violenze sulle donne

Tutti vogliamo essere farfalle, come Giulia avrebbe meritato di volare e vivere libera la sua vita ambiziosa.

Esistono diverse ragioni nella vita di ognuno di noi per cui serve parlare e non tacere. Più o meno gravi, più o meno scandalose. D’altronde, cosa definisce una cosa davvero importante se non la pura percezione di chi la vive? Questa è una testata giornalistica che parla di calcio solitamente in maniera esclusiva. Ma come si può tacere e non parlare dinnanzi a fatti così struggenti e drammatici come la morte di Giulia Cecchettin? Non soggettività, ma pura oggettività, dunque. Ad ogni modo, non è la parola morte che deve impressionare o recare dispiacere, quanto la parola ‘omicidio’. Perché di questo si è trattato: di una ragazza di 22 anni, ad un passo dalla laurea – dalla coronazione di un sogno, dalla realizzazione del proprio essere intellettuale, del proprio essere donna – uccisa a pugni e coltellate da un uomo che poi uomo non può essere definito. Il caso Giulia Cecchettin è l’ennesimo di una lista interminabile, e che ahinoi, potrà solo allungarsi.

A meno che questa società non si ribelli, a meno che ogni ambito del sociale non inizi a collaborare e a condividere verso un unico scopo. A partire dalla famiglia, il gruppo più tradizionale ma contemporaneamente più importante per la crescita di ognuno di noi. Ogni famiglia dovrebbe essere stimolata sin dalla sua nascita a rispettare i valori della libertà, e per libertà si intende la serenità di poter esprimere e affermare il proprio io senza distinzioni di genere, collocazione sociale, etnia o religione. Banalmente, ogni famiglia nasce da una “coppia”! Ma è sul genere che vogliamo concentrarci, parlando di Giulia Cecchettin come l’ultima vittima di un sistema che fatica enormemente a curarsi, a rialzarsi da un’ideologia che va estirpata quanto prima, e che tiene con costrizione basse le menti, impedendogli un’evoluzione.

Giulia Cecchettin sì, ma anche Filippo Turetta. Dall’amore all’ossessione, dall’ossessione alla privazione, e infine, alla morte. La storia di questi due ragazzi è ormai nota e arcinota ai tanti. La 22enne è stata ritrovata senza vita presso il lago di Barcis, nel pressi di Pordenone. Ad ucciderla, Turetta, l’ex fidanzato che non l’aveva mai smessa di “amare”, e che per lei “cucinava biscotti” ma che contemporaneamente marciva dall’invidia perché Giulia si sarebbe presto laureata. Se questo è amore…! La realizzazione di Giulia in quanto donna, in quanto essere indipendente da una figura maschile, per alcuni, purtroppo no, non è ancora contemplata. E Filippo, così come tanti altri uomini, odiava proprio questo: la possibilità che l’ex fidanzata potesse allontanarsi, farsi strada, fare carriera, insomma la VITA!

In questi giorni che hanno accompagnato la tremenda scomparsa di Giulia Cecchettin sono stati utilizzati, anche con esasperazione, diversi termini. “Maschilismo” e “patriarcato” i più abusati. Ma è solo di questo che stiamo parlando?

Giulia Cecchettin, non bastano le scuse: unità d’intenti per evitare altre tragedie

Basta violenza sulle donne

Filippo Turetta, come Giulia, è uno studente universitario, o probabilmente lo era in base a quanto deciderà la Giustizia. Oggi è in carcere, e chiede libri da leggere, magari per curare la mente, per distrarsi dal crimine commesso, per staccarsi da quella realtà che lo ha fatto prigioniero e che lo ha condotto a rendere prigioniera un’altra vittima. Filippo Turetta è vittima di sé stesso, come lo sono tutti quegli uomini che hanno commesso o commettono violenza sulla fidanzata, compagna, moglie. Sono tutti figli del patriarcato? Bisognerebbe staccarsi dai luoghi comuni, e risalire alla radice del problema più profondo. Chiedersi perché questi uomini sviluppano ossessioni così struggenti, logoranti per sé stessi e per il partner. Troppo banale e semplificativo ridurre il fenomeno del femminicidio al concetto di patriarcato.

L’ostacolo alla libertà ha certamente origini più profonde, e non basterebbe insegnarlo a scuola per imparare come rispettare la donna. La sensazione è che tanto derivi dal luogo in cui si nasce, cresce e si maturano credenze e consapevolezze. Sì, la famiglia è il fulcro da cui ognuno di noi si sviluppa ed evolve. C’è chi diventa ben presto farfalla, e chi, invece, resta recluso a larva per troppo tempo, bloccato da qualcosa (traumi, convinzioni, ossessioni) che non gli permette di venir fuori. Ed è questa la domanda che bisogna porsi: cosa può aiutare ogni famiglia, nel senso più largo del termine, crescere e proliferare secondo i valori più sani del rispetto e della libertà?. Tanti uomini hanno chiesto scusa in questi giorni, dopo la morte di Giulia, per il ‘solo’ fatto di essere uomini; perché stufi di tutte queste ragazze ammazzate per il ‘solo’ motivo di esistere e voler vivere una vita ‘normale’. Scuse ben accette, ma che devono essere seguite dai fatti. E non si tratta solo di uomini. Come accennato all’inizio, è ora più che mai necessaria un’unità d’intenti che colleghi ogni ambito della nostra società per curare questo male atroce che sta portando via troppe vite innocenti.

Non solo la giustizia deve fare il suo dovere. Serve prevenzione, tanto nell’intervento in aiuto alle vittime di abuso psicologico e fisico, quanto nell’educazione delle menti. Un’educazione che dovrebbe esserci a priori, dalle origini. Per questo, ogni settore della società deve dare il suo contributo: dalla politica alla giustizia, dalla medicina della salute mentale alla scuola, e sì, passando anche dallo sport. Basta agli slogan e ai luoghi comuni. Tutti vogliamo essere farfalle, come Giulia avrebbe meritato di volare e vivere libera la sua vita ambiziosa. Per lei, purtroppo, non c’è più tempo! Ma noi possiamo ancora intervenire all’unico scopo di evitare ennesime tragedie e dare significato al ricordo di Giulia Cecchettin e delle tantissime ragazze tolte alla vita ingiustamente. Perché l’amore, seppur sia un sentimento, va imparato!

Proponiamo una poesia in onore di Giulia, un’inno alla libertà che tutte, noi donne, meritiamo:

Doppia anima

Ti chiedi spesso perché hai paura
Ma non c’è mai risposta con tanta premura
Ti vedo con l’ira negli occhi, instancabile amante
Ma c’è chi si stanca prima di te ad esser presente

Vola farfalla, vola!
Non aspettare altro attimo e nemmeno l’aurora
Corri gazzella, corri!
Non aspettare la bella stagione e nemmeno gli stormi

Non tutti gli umani amano forte;
Non tutti gli uomini sfidano la sorte.
Tu piccola e indifesa vaghi nel vuoto di tanti tiranni
Ecco perché la paura ti accompagna da anni

Certo la speranza è l’ultima a morire
Ma la pace è solo tua e da sola devi partire.
Non appoggiarti ad un tronco secco ed egoista
Perché questo non dividerà a lungo con te la sua vista

Amare è ciò che ti tiene in vita da quand’eri bambina
Fiori di mille specie e profumati offri in dono a chi ami ogni mattina
Ma quando vedi quei fiori appassire capisci che il tuo amore non è ricambiato
E torna la paura, è solo un mondo spietato!

Non affliggerti piccola farfalla
Un giorno ti poggerai sulla giusta spalla
Non affliggerti zoppicante gazzella
Un giorno guarderai la più luminosa stella

Ma smettila di volare cercando;
Non correre continuamente scrutando.
Vaga leggera, che tanto questa vita è solo una sorpresa
E quando meno te lo aspetti verrai scelta nella tua dolce arresa.

 

 

Gabriella Gaudiano