Gravina: “Abbiamo norme penalizzanti. Dobbiamo difendere i talenti”

Il presidente federale Gabriele Gravina, a margine del forum "Il Calcio che l'Italia si merita" ha parlato del futuro dei giovani talenti italiani e delle norme da rivedere per migliorare il movimento.

20/05/2022

15:04

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(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Il movimento calcistico italiano si lecca ancora le ferite per il mancato accesso al Mondiale e, generalmente, per l’abbassamento del livello a cui si è assistito nell’ultimo decennio. Ne ha parlato il presidente FIGC Gabriele Gravina, a margine di un forum organizzato da Il Corriere dello Sport e chiamato “Il Calcio che l’Italia si merita”. Ecco quanto dichiarato dal numero 1 del calcio italiano.

Le parole del presidente Gravina, tra giovani talenti e norme da rivedere

Sulla crescita delle selezioni giovanili
“La nostra Under 15 ha vinto il torneo di Gradara dopo 14 anni, Under 16 ha ottenuto risultati straordinari, l’Under 17 è vicina ai quarti degli Europei, Under 19 maschile e femminile ottimi risultati, Under 20 ha vinto il torneo otto nazioni, Under 21 prima nel girone, la nazionale femminile può andare ai Mondiali. La nostra nazionale maschile è campione d’Europa e l’1 giugno giocherà la prima partitissima con l’Argentina. Abbiamo grandissimi talenti a livello giovanile. Cosa manca? L’opportunità di diventare campioni”.

Gravina sulla tendenza a puntare sull”usato sicuro’ e non sui giovani talenti
“Ma restiamo a livello giovanile. Noi abbiamo norme penalizzanti: l’apprendistato parte a 16 anni, all’estero a 14 anni bloccano i ragazzi. Noi siamo nelle condizioni di perdere i talenti, mi chiedo perché una società debba investire sui giovani correndo questo rischio. All’estero diversi club, e sto parlando del Chelsea in particolare, stanno cercando di portare via talenti e rivenderli sul mercato, mi risulta che diverse grandi italiane stiano cercando di difendersi. Noi dobbiamo lavorare sul talento, ma è altrettanto vero che bisogna lavorare su altri temi”.

Sulle nuove proposte come playoff/playout, VAR a chiamata e tempo effettivo
Il tema playoff e playout è di competenza della FIGC, che però deve fare sintesi rispetto alle leghe interessate. Se non arriviamo a una riduzione della fascia professionistica aggiungere gare lo vedo complesso. Sapete benissimo che i playoff io li considero un evento straordinario che prima o poi sarà da valutare con attenzione: penso che la Lega Serie A abbia tutti gli strumenti per farlo, con il supporto della Federazione. Il calcio italiano ha già proposto VAR a chiamata e tempo effettivo, l’IFAB ha detto no. Collina ha spiegato che il VAR non deve limitarsi a due-tre chiamate, ma fare tutto: io sono convinto che si debba arrivare anche alla separazione delle carriere, l’Inghilterra vorrebbe addirittura tornare indietro. Non credo ci sia apertura neanche da parte dell’IFAB: certo, discuterne è un primo segnale positivo, mentre sul VAR a chiamata non se ne parla neanche, figuriamoci”.

Sul decreto crescita
“Sono state rappresentate delle mie posizioni errate. Io sono contrario, perché ritengo che il calcio italiano meriti di più: genererà disastri a livello di impatto sul profilo economico-gestionale. Il calciatore è un bene strumentale, il decreto crescita non fa riferimento ai beni strumentali: il calcio lo sta utilizzando per dei beni strumentali, come il tornio o i capannoni negli industri, e quando si iniziano a fare ammortamenti e rivalutazioni la copertura diventa cosmetica. Questo mi terrorizza: il calcio italiano merita rispetto ed è giusto rivendicare quella tutela del diritto d’autore sugli eventi. Ieri ne ho parlato anche al MEF: non è pensabile che il calcio italiano genera 16 miliardi di scommesse e non ha diritto all’uno per cento”.