L’orgoglio del “Cholo” Simeone, da giocatore ed allenatore

I valori in cui crede sono quelli del gruppo e dell'appartenenza, la squadra viene prima dei singoli. I risultati migliori si possono ottenere solo se tutti remano verso la stessa direzione, mettendo da parte egoismi personali a favore del bene collettivo.

13/05/2022

17:24

• Tempo di lettura: 4 minuti

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(Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

Il “Cholo” Simeone è una di quelle persone pronta a metterci impegno e passione non solo nel suo lavoro di allenatore ma probabilmente farebbe lo stesso anche con altre diverse discipline proposte.

I valori in cui crede sono quelli del gruppo e dell’appartenenza, la squadra viene prima dei singoli. I risultati migliori si possono ottenere solo se tutti remano verso la stessa direzione, mettendo da parte egoismi personali a favore del bene collettivo.

Le sue dichiarazioni esaltano pubblico e giocatori, ma talvolta vengono fraintese, con la stampa che critica le sue espressioni, così accade che i pronostici relativi all’Atletico Madrid varino anche in base alle sue dichiarazioni e non c’è codice promozionale che tenga!

L’ultima polemica è recente ed è legata al fatto di omaggiare gli odiati rivali cittadini dopo la loro vittoria in Liga: “ Congratulazioni al Real Madrid, ai calciatori, allo staff. Ma noi abbiamo più rispetto per la nostra gente, che è sempre con noi. Il pasillo è un’usanza spagnola, non mondiale. Da dove vengo io, ad esempio, non si è soliti farlo”.

La carriera da giocatore

Diego Pablo Simeone è stato un centrocampista carismatico dotato di grinta, infatti amava lottare su ogni pallone, senza mai arrendersi, ma a queste qualità aggiungeva una spiccata capacità realizzativa che gli ha permesso di superare la quota di 100 gol segnati in carriera.

Sfruttando gli inserimenti, riusciva a leggere l’azione con anticipo e capire dove sarebbe potuto arrivare il pallone.

A soli 17 anni esordisce nel Velez dove milita per tre stagioni prima di venir scoperto da uno dei presidenti che hanno reso grande il nostro calcio, come Romeo Anconetani, che ha scelto di acquistarlo ventenne e portarlo a Pisa.

Purtroppo l’ambientamento non è  stato dei migliori, anche se i numeri sono tutti dalla sua parte ( 55 presenze e 6 reti), così  insieme alla società decide di accettare l’offerta del Siviglia e trasferirsi in Spagna.Dopo due anni passa all’Atletico Madrid, come vedremo poi, squadra fondamentale anche nella sua versione di allenatore. In questo club vive una delle sue stagioni migliori che si conclude con la vittoria del campionato,  12 i gol messi a segno da Simeone, e della coppa nazionale.

È il 1996 e il centrocampista dimostra tutte le sue qualità, così l’anno successivo l’Inter decide di puntare su di lui, investendo 13 Miliardi di lire. Arrivato a Milano vince subito la coppa Uefa, ma in campionato deve accontentarsi solo del secondo posto.

La stagione successiva invece è turbolenta, si racconta di un litigio con Ronaldo, e i continui cambi di allenatore non favoriscono la squadra. Nel giugno del 99 viene così sacrificato dai nerazzurri nell’operazione con la Lazio legata a Vieri, e così Simeone compie il percorso contrario trasferendosi nella capitale.

In biancoceleste trascorre 4 stagioni dove riesce a vincere un campionato, una coppa Italia, una supercoppa italiana e la supercoppa europea, mettendo a referto 90 presenze.

Conclude la sua esperienza da calciatore in Europa all’Atletico Madrid prima di tornare in Argentina, al Racing Avellaneda, prima in campo e a metà stagione inizia la sua trafila in panchina.

La carriera da allenatore

Molto spesso Simeone è stato catalogato come un allenatore difensivista, che mette davanti i punti rispetto al gioco, ma i risultati continuano a dare ragione all’argentino.

Nel Febbraio 2006 appende gli scarpini al chiodo e inizia a fare l’allenatore, ma dopo soli 3 mesi viene ingaggiato dall’ Estudiantes, società che porta alla vittoria dello Scudetto dopo parecchi anni di insuccessi.

Il 1 Gennaio 2008 va al River e anche lì riesce a vincere il titolo nazionale, dimostrando tutte le sue qualità anche nella nuova veste.

Dopo le vittorie però iniziano le prime difficoltà e così nel gennaio del 2011 sceglie di tornare in Italia e accettare la sfida del Catania, che gli offre la panchina in Serie A. Riesce a salvare gli Etnei con il record di punti, ma a fine stagione rassegna le dimissioni e torna al Racing Avellaneda.

Dopo essere arrivato seconda, si dimette a causa di dissapori con la società, dimostrando di avere una forte personalità e di non accettare passivamente alcune situazioni ritenute scomode.

Dal 23 Dicembre 2011 guida l’Atletico Madrid e con gli spagnoli ha vinto 1 Coppa di Spagna, 2 Campionati, 1 Supercoppa spagnola oltre a due Uefa Europa League e 2 Supercoppa Uefa, senza dimenticare che per due volte è stato sconfitto in finale di Champions League dal Real Madrid.

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