Roma-Feyenoord, Mourinho: “Questa finale vale la storia”

Le parole di José Mourinho in conferenza stampa, alla vigilia dell'attesa finale di Conference League contro il Feyenoord, in scena domani sera a Tirana.

24/05/2022

18:24

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(Photo by OZAN KOSE/AFP via Getty Images)

Il tecnico della Roma, José Mourinho, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della finale di Conference League, in scena domani a Tirana contro il Feyenoord. Ecco le sue parole, riportate da TMW.

(Photo by Justin Setterfield/Getty Images)

Roma-Feyenoord, le parole di Mourinho alla vigilia della finale di Tirana

Sul percorso
“Siamo arrivati alla fine del percorso di questa stagione, con due finali da giocare nello spazio di 4 giorni. La prima finale ci dava quel che noi meritavamo, che noi avevamo come target ossia qualificarci all’Europa League e quindi migliorare la classifica precedente. Abbiamo vinto quella finale lì. Per me era una finale dove non si poteva scrivere la storia, ma semplicemente finire il lavoro di una stagione e raggiungere l’obiettivo. Ma senza scrivere la storia, appunto. Questa finale è storia, una storia che si è già scritto per arrivare qui a giocare una finale europea dopo tanti anni, Ma quando arrivi in finale devi fare tutto il possibile per scrivere davvero la storia, ossia vincendo”.

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Come sta la squadra psicologicamente?
“Prima di Torino, che era una partita difficile, dove era importante sapere che giocare una finale ha un livello di tensione alta e devi avere doppia attenzione. Abbiamo vinto e abbiamo potuto concentrarci tranquillamente alla finale. Io e il mio staff siamo rimasti a Trigoria, senza uscire, da venerdì. Non ho chiesto lo stesso ai giocatori, ma vedo la squadra che sta bene, che ha la tensione giusta e la gioia. Mkhitaryan si è allenato per la prima volta oggi con la squadra, una sessione molto piccola e senza significato in funzione della finale, perché era una sessione aperta per voi (giornalisti). Ma per lui era importante per avere delle sensazioni. Mi fido di lui, di come interpreta i segnali del corpo. Alla fine dell’allenamento mi ha detto che sta bene ed è pronto a giocare”.

Sul popolo albanese e la simpatia verso di lui
“La gente sbaglia le analisi e dico che qui si tifa Roma perché c’è un giocatore albanese. Ho giocato una finale Manchester United-Real Madrid in Macedonia del Nord e fu un’esperienza bellissima. Tirana è lo stesso. Loro lo meritano, per la loro crescita come Paese. Lo stadio è molto, molto bello. Peccato per la capacità che non fa la gioia dei tifosi ma sono contento di venire a giocare qua. Quando arrivi all’ultima partita della stagione il lavoro è fatto, per me non c’è niente da fare in questi ultimi giorni. La leadership non è una cosa che si può mettere sul tavolo. Domani è il giorno dei giocatori, noi allenatori siamo fuori, ci limitiamo ad aiutare. Domani è l’ultima partita e fortunatamente è una finale”.

Sul come si sente oggi
“Fino a domani non c’è altro nella mia testa, niente. Solo la finale. È il mio modo di essere, di stare. L’esperienza non aiuta, pensavo potesse servire ma non è così. Il mio modo di sentire, di stare, è uguale alla prima finale. Se mi vedete un po’ più serio è magari concentrazione, un modo proprio di prepararmi alla partita”.

Lei è ancora scaramantico? 
“No, sono una delle poche persone nel calcio che non è scaramantica, Se la Roma ha perso finali all’Olimpico davanti a tanti tifosi non è colpa loro. Mi hanno chiesto: con che maglia vuoi giocare? Quella di questa stagione o della prossima? Ho risposto che non mi importa. Non sono scaramantico”.

Su Kumbulla
“Mi ha fatto male, tra tutti era il peggiore che potesse farmi male perché è il più pesante di tutte. Scherzi a parte rimane al 100% con noi”.

Sulla storia dello “Special One”
“Quella dello Special One è una storia vecchia. Posso fare tutto ciò che deve fare l’allenatore per vincere. Non credo nelle pozioni magiche. È il momento della squadra, dei giocatori. È il loro momento, non c’è niente di speciale da fare ma essere solo se stessi. Senza limiti”.

Sulla prima volta in Albania e Zalewski
“Sono contento dell’aeroporto. della gestione di Tirana. Lo stadio è bellissimo, sono contento anche di visitare l’Albania che è uno dei pochi paesi che non avevo ancora visto”.