Serie A – La decima è senza sorprese

Photo LaPresse - Tano Pecoraro

Era una decima giornata dalla quale, avevamo detto, nulla ci aspettavamo. Sì, perché l’impressione era che il calendario questa volta non potesse stupirci minimamente, tutto sembrava già scritto. Allora, senza aspettative, ecco che poteva accadere l’inatteso. Non è stato così, almeno in gran parte. Non è stato così spesso per un’inerzia.

Le “tre” del sabato

Per un’inerzia, ad esempio, la Lazio ha superato lo Spezia nella prima partita della decima giornata. A Cesena i “padroni di casa” l’hanno fatto davvero da padroni, mettendo in mostra tutte le abilità con le quali stanno ben impressionando in questo primo scorcio di stagione. E, diciamolo, hanno fatto la partita. La partita, però, l’hanno decisa due giocate, una di Immobile e un’altra di Milinkovic Savic. La Lazio ha trovato due gol con i suoi due unici tiri effettuati nello specchio. Due tiri nei quali si concretizza la differenza di qualità tra le squadre. Bottino pieno per Inzaghi, amaro in bocca per Italiano che può recriminare solo contro un destino avverso: contando i pali di Estevez e Bastoni solo il Verona (nove) ha colpito più legni dello Spezia (otto) nel campionato in corso.

Poteva coglierci in contropiede, invece, il derby della decima, il derby della Mole. Quasi lo vinceva il Torino a secco dal 2015 in una stracittadina, dal 1995 fuori casa. Quasi, perché i granata ci sono andati davvero vicino. Sembrava che la Juve non avesse le forze e, soprattutto, le idee per rimettere le cose a posto. Lo ha fatto di testa, non pensando ma colpendo prima con Mckennie e poi con Bonucci, ribaltando la rete iniziale di N’Kolou. I bianconeri mancano ancora di gioco, sono lenti e hanno sofferto una buona organizzazione del Torino (molto più quadrato nel nuovo 3-5-2) ma hanno vinto e tanto basta per piazzarsi al terzo posto in scia al Milan. Tanto basta per rispettare quel “Vincere è l’unica cosa che conta” di bonipertiana memoria. L’impressione, però, è che Dybala sia sempre più fuori dal giocattolo bianconero e che Morata sia l’unico uomo che permetta alla squadra di muoversi e a Ronaldo di essere ancora Ronaldo. Resta l’approccio, ha significato una vittoria in rimonta che mancava da 33 partite. Sconfitta di rimonta, invece, per il Toro che ha perso 19 punti da situazione di vantaggio, almeno sei in più di qualsiasi altra squadra nei top-5 campionati europei 2020/21. Ci hanno provato i granata, ma restano lì sul fondo, a sei punti: dopo le prime 10 gare stagionali in Serie A, mai il Torino aveva raccolto così pochi punti dal 2002/03, quando terminò la stagione con la retrocessione.

Punti, set, game, match, va tutto all’Inter nel posticipo del sabato della decima. A Milano non c’è stato nemmeno il tempo di credere ad una partita diversa da quella alla quale abbiamo assistito. La terza vittoria consecutiva dei nerazzurri è arrivata sul velluto, un velluto morbido che tiene al caldo dopo qualche sbandata eccessiva di inizio campionato. Si prendono i titoli Lukaku e Hakimi, i due uomini in più, quelli da palcoscenico europeo che l’Inter proverà a non salutare in settimana. Poco da aggiungere, rispetto al risultato, riguardo al Bologna. Mihajlovic ha mischiato un po’ le carte, ha giocato tatticamente, ma si è ritrovato a mani vuote e senza poter recriminare tranne che per confusione indotta.

Il “lunch” match della domenica

Confusione di favori che abbiamo vissuto nella prima della domenica. A Verona, alle 12:30,  si sono trovate una di fronte all’altra Hellas e Cagliari, ne è uscito fuori un pareggio che è giusto, ma poteva essere ben altro. Il Verona ha tirato 10 volte verso le specchio solo nel primo tempo, mai aveva fatto meglio. Ciò non significa che la partita non sia stata equilibrata: ad una prima frazione a tinte gialloblu, ne è corrisposta una seconda con il vento a favore degli ospiti. Equilibrio a tempi inversi confermato anche dalle reti: al 21esimo quella di Zaccagni, al 48esimo quella di Marin. Non si è mossa la classifica, ma è stato spettacolo come se il Bentegodi fosse l’Arena. Poteva succedere di tutto, alla fine non è successo niente. A Di Francesco resta l’aver guadagnato otto punti da situazione di svantaggio, record finora in questo campionato. A Juric 16 punti in 10 partite, il Verona in Serie A nell’era dei tre punti a vittoria, ha fatto meglio solo nel 2013/14 (19).

Le “due” delle 15

L’altro pareggio della decima (tre nel totale) è arrivato poco dopo al Tardini. A dividersi il punto Parma e Benevento. Le due squadre si sono annullate per gran parte del match, potevano accendersi alla ripresa, ma cosi non è stato: poche fiammate, poche emozioni. Possono comunque sorridere i sanniti per i loro 11 punti, per la prima volta in Serie A restano imbattuti per tre partite consecutive (1V, 2N), avendo incassato soltanto una rete nelle ultime tre sfide di campionato, dopo averne subite almeno due a partita in sei delle sette iniziali giornate.
Dieci, invece, sono i punti dei gialloblù, ma hanno un significato diverso, perché i ducali non sono una neopromossa, perché manca quello che si rincorreva ad inizio stagione. Inchiodano i numeri: il Parma non ha trovato il gol in tre delle ultime quattro partite di campionato, tante quante nelle precedenti 26 di campionato, e non ha effettuato alcun tiro nello specchio per la seconda volta in un match di questo campionato. 

Zero a zero, è finita anche a Roma, in uno dei match clou della decima. Fonseca contro De Zerbi, giallorossi contro neroverdi: chiedevamo spettacolo e in parte siamo stati accontentati. Non ci sono state reti, è vero, ma in 90 minuti abbiamo visto un po’ di tutto: gol annullati dal VAR, simulazioni, rossi, allenatori cacciati via. Hanno giocato bene gli ospiti provando il fioretto anche su un campo mortificato dal diluvio, non si è mai data per vinta la Roma anche in dieci uomini, anche orfana del proprio tecnico. La classifica non si muove ed è difficile dire chi debba festeggiare per il punto ottenuto.

Il posticipo delle 18

Si sono mosse e tanto, invece, le reti a Crotone. Le ha mosse, e tanto, il Napoli in versione Argentina. Come contro la Juve, i padroni di casa ci hanno provato, hanno messo intensità, aggressività, voglia: tutti gli ingredienti che ti aiutano a tenere il campo e ad arrivare agli ultimi venti metri. Dagli ultimi venti metri in poi, però, si va di qualità e la qualità al Crotone manca. Non manca al Napoli, che ha deciso il match di pura tecnica. L’ha sbloccata Zielinski con un tunnel che ha dato l’avvio all’azione del gol di Insigne, dopo è venuto tutto semplice, soprattutto dopo l’inferiorità numerica degli squali per un fallaccio di Petriccione. Gattuso si gode una continuità per troppo tempo sconosciuta e una zona di classifica ricercata; a Stroppa restano otto sconfitte nelle prime 10 partite di questo campionato: l’ultima squadra con questo bottino capace di evitare la retrocessione fu proprio quella calabrese nel 2016/17.

L’arrivederci della prima

Inarrestabile è stato anche il Milan visto a Genova. I rossoneri hanno conquistato l’ottava vittoria in 10 partite, in 86 precedenti partecipazioni alla competizione, hanno fatto meglio a questo punto del campionato solo nel 1954/55. Quella degli uomini di Pioli è una marcia trionfale: i rossoneri sono capaci di resistere anche alle mancanze, come quelle delle colonne portanti Ibrahimovic, Bennacer e Kjaer. È un cammino del collettivo quello a cui stiamo assistendo e sono proprio le galoppate di gruppo che durano di più. Non poteva di certo fermare questa marcia la Sampdoria di giornata. Una Samp timida e solo a tratti coraggiosa, come un sole che si lascia intravedere ma non può scaldare né, tantomeno, stupirci.

In attesa di Fiorentina-Genoa, scontro salvezza, che si giocherà questa sera e di Udinese-Atalanta, rinviata per pioggia a data da destinarsi, la decima giornata ci lascia senza sorprese, ma con qualche consapevolezza in più.