Torino, Bremer sul futuro: “Voglio giocare in Champions League”

Il difensore brasiliano intervistato in TV: "Non so dove andrò, potrei anche non rimanere in Italia".

30/06/2022

13:40

• Tempo di lettura: 2 minuti

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(Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Il futuro di Gleison Bremer è ancora un mistero. Il difensore del Torino è corteggiato da moltissimi club ma è lo stesso brasiliano a lasciare dubbi sul proseguimento della sua carriera.

Bremer Juventus
(Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Il futuro di Bremer è avvolto nel mistero: “Italia o estero, giocherò in Champions League”

Corteggiatissimo da diversi club, Bremer non ha ancora sciolto le riserve su ciò che sarà il suo futuro. Il brasiliano, ospite di una trasmissione televisiva in patria condotta dall’ex Real Madrid e Bayern Monaco Zè Roberto, ha rilasciato dichiarazioni interessanti senza svelare nulla. “Ne sto parlando con il mio agente e al momento non c’è nulla di definito. Stiamo parlando. Non so se rimarrò in Italia o andrò all’estero” racconta Bremer nel passaggio riportato da Tuttosport. Su di lui c’è da tempo l’Inter e la Juventus potrebbe pensare a lui in caso di cessione di De Ligt: “L’unica cosa fondamentale è giocare la prossima Champions League e questo è importante per continuare a crescere. Si definirà tutto nei prossimi giorni, nelle prossime settimane”.

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Oltre al suo futuro club, Bremer non rivela nemmeno in che Nazionale giocherà: “Il mio sogno è essere convocato dal Brasile. In Italia ho fatto una carriera solida e qui c’è una possibilità aperta, vediamo. Mia moglie ha antenati italiani e sarà naturalizzata. Automaticamente anche io dopo gli anni di permanenza“. Tante le parole d’amore nei confronti del Torino: “Ho passato quattro anni della mia vita a Torino, passeggiando per il centro, stando molto bene. Nel derby contro la Juventus, il club top, da titolare, che emozione”. Infine, un ricordo sugli inizi in Italia: “Ero giovane e dovevo imparare, ho iniziato con Mazzarri. L’adattamento è stato graduale, anche con la lingua. All’inizio dicevo solo “ciao”. Ero destro e giocavo a sinistra. Sono rapido e così sono cresciuto con il lavoro. Un crescendo continuo, anche di testa, per non prendere troppi cartellini”.

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