Lazio, Lotito: “Ho abituato troppo bene i nostri tifosi”

Ecco le parole del patron biancoceleste sul suo rapporto con i tifosi delle Lazio, rilasciate durante un evento elettorale a Viterbo.

10/06/2022

11:00

• Tempo di lettura: 2 minuti

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(Photo by Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)

Invitato ad un importante evento elettorale a Viterbo, Claudio Lotito è intervenuto sul rapporto con i tifosi della Lazio. Ecco le sue dichiarazioni, riportate da Campiomercato.com.

(Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Lazio, Lotito parla del rapporto con i tifosi

Sul rapporto con i tifosi biancocelesti
“Non sono abituato a vendere sogni, bensì realtà. I tifosi hanno ragione quando dicono che la squadra è un loro patrimonio. È vero, da un punto di vista passionale. Ma dal punto di vista della gestione, no. Nel calcio però quando porti i fatti, la gente non torna sui propri passi. Al contrario, vuole sempre di più. Quando vincemmo la Supercoppa contro l’Inter di Mourinho, la partita dopo allo stadio non c’era nessuno. I laziali sono un po’ particolari in questo, forse li ho abituati troppo bene…”

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Le differenze con i romanisti
“I romanisti invece sono contenti anche se la squadra va male. Partono a inizio stagione per vincere tutto, poi si accontentato di lottare per altre posizioni. Noi laziali siamo diversi. I tifosi sono abituati a soffrire, hanno fatto collette, sono stati depauperati, però erano coinvolti emotivamente. In passato ci sono state persone abituate a mungere la vacca, poi si sono trovate un presidente che ha detto stop. E non l’ho fatto non per me, ma per la società”.

Sull’episodio della citofonata
“Mi trovavo a Ladispoli con Arturo Diaconale che non c’è più. Citofonai al primo abbonato di quell’anno e gli dissi che ero il presidente Lotito. Lui pensò fosse uno scherzo e riattaccò il citofono senza aprirmi. Riprovai un’altra volta, poi alla terza gli dissi di scendere o almeno di affacciarsi, così avrebbe visto di persona che ero davvero io. Rimasero colpiti. Erano una bella famiglia di laziali. Ecco, io concepisco il calcio così: come una grande famiglia. Io sono il padre di quella dei laziali”.

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